LA MORTE DI BUNNY MUNRO

La morte di Bunny Munro di Nick Cave

Feltrinelli, 2009 €16,50

Questo è un libro importante. Un libro che segna una svolta.
Nel senso che si tratta del primo libro in assoluto preso a prestito dalla biblioteca del mio paisiello.
La smania di fare spazio a casa continua a mietere vittime; tra queste chili e chili di libri letti.
Per carità, mi pace avere librerie piene di volumi di cui ho bei ricordi, però bisogna essere concreti e affrontare la realtà: non ho lo spazio per tenere tutto quello che ho letto dalle scuole medie ad oggi.
Di buttare neanche se ne parla.
Vendere mi sembra immorale.
E allora?
Proviamo a portarli in biblioteca.
Scelta rivelata giusta, perché i libri, tutti in perfetto stato e molti recentissimi, sono stati accolti a braccia aperte dal bibliotecario e sono entrati a far parte della Fondazione delle Biblioteche del Sud Ovest Milanese.
Dopo aver scaricato scatoloni di volumi ho visto la copertina di La Morte di Bunny Munro, libro che avevo già chiesto a Babbo Natale, ma che non è mai arrivato (mia madre deve aver letto qualche stralcio e avrà sicuramente pensato che non era libro adatto a me….).
Segno del destino:
libro che voglio leggere+smaltimento vecchi volumi-acquisti di libri a scatola chiusa=prestito bibliotecario.

Passiamo ad un veloce commento.
L’autore è Nick Cave, musicista australiano meglio noto come cantante dei Bad Seeds. Il suo è un genere unico e indefinibile. Triste. Ma veramente triste. Gotico. Pesante. Una roba che fa apparire De André una specie di Elio e Le Storie Tese, per intenderci.
Ha comunque un nutrito stuolo di estimatori.
Ai più è noto come autore di colonne sonore di film altrettanto pesi (Wim Wenders, The Road, L’assasinio di Jesse James e quella roba lì etc, etc…).
L’opera prima di Cave come scrittore è un libro del 1989 intitolato E l’asina vide l’angelo.
Una storia di cattiveria e ignoranza rare e per questo da me amata.
Speravo di trovare la stessa irrisolvibile disperazione anche in questo secondo volume, ma così non è stato.
Le premesse ci sono: il protagonista, Bunny Munro, è un rappresentante di cosmetici alcolista e sesso-dipendente la cui moglie si suicida lasciandolo da solo con il figlio omonimo di 9 anni. Per non farci mancare nulla aggiungerei anche il padre malato terminale di cancro.
Dopo la morte della moglie Bunny si mette in strada con figlio al seguito per scappare dalle visioni della moglie morta e dalle sue responsabilità (gran coda di paglia visto che lei aveva da tempo sgamato le sue continue scappatelle).
Il lettore segue il protagonista nel suo peregrinare attraverso periferie abbiette e personaggi che non sfigurerebbero in un film di Lynch. Casalinghe chiattone, signore deformi e vecchie ormai decrepite che vedono nella crema di bellezza (e nel rappresentate piacione) l’occasione per risollevarsi da una condizione ben al di sotto dell’ordinarietà.
In questo scenario dovrebbe svilupparsi il rapporto tra padre e figlio, rapporto che però, a mio avviso, resta inesplorato e fa quasi da contorno al racconto delle avventure sessuali del padre cazzaro.
Bunny Junior avrebbe potuto sicuramente essere più presente a giocare un ruolo diverso nel percorso che porta il padre alla tragica conclusione.
Finale onirico, un po’ azzardato.
Nel complesso un “Bah!”.
Lunedì riportiamo il volume in biblioteca e vediamo di trovare nuove ispirazioni (anche se ho una cosa lì in sospeso da finire di leggere…).

CONFESSIONI DI UN ARTISTA DI MERDA

confessioni di un artsta di merda

Confessioni di un artista di merda di Philip K.Dick
Fanucci, 2007 €11,90

Dick e’ sorprendente, non potrei definirlo altrimenti. Non ho mai avuto grande passione per i romanzi di fantascienza, ma da quando ho letto Ubik questo scrittore e’ entrato a far parte dei miei preferiti.

Confessioni di un artista di merda non e’ da elencarsi nella produzione fantascientifica di Dick. Un romanzo vero, con protagonisti reali e una verosimile ambientazione nella California degli anni 50.
Quattro sono i protagonisti principali: Fay, il marito Charley, l’amante Nat e il fratello Jack la cui professione da’ il titolo al libro.
Fay e’ la donna autoritaria e capricciosa attorno alla quale ruotano le tre figure maschili. Uomini fragili, sottomessi a Fay e ai suoi desideri di affermazione sociale. Uomini incapaci di esprimere i propri desideri e per questo destinati a perdere le proprie battaglie nei confronti della vita e dell’amore.

Fay aveva detto alle bambine “Vedete, lui ha parcheggiato dalla parte opposta rispetto all’ingresso, e noi dobbiamo farci tutta questa strada a piedi. Ora, se fossi stata io alla guida avrei parcheggiato, saremmo scesi e ci saremmo trovati al posto giusto. Proprio davanti all’ingresso. Ma uno sfigato ha sempre tanta iella. E’ un istinto vero e proprio”.
Si, aveva pensato lui. E’ vero. C’e’ tanta iella che mi trascina in cose nelle quali non vorrei essere, e che mi tiene li’. Mi incastra e non posso fare niente per uscirne.
“E per mia sfortuna” aveva proseguito Fay “sposero’ uno sfigato. Forse pero’ le nostre sfortune si equilibreranno”

L’ELEGANZA DEL RICCIO

L'eleganza del riccio

L’eleganza del riccio di Muriel Barbery
E/O 2007, 15.30€

Ci sono dei libri che ci si sente quasi costretti a leggere. Grande pubblicita’, tanto parlare in ufficio, li vedi in mano alla piu’ parte  dei passeggeri della metropolitana, leggi recensioni ovunque…insomma quel che si dice, con orrido inglesismo, un MUST!

In realta’ questi successoni di massa mi hanno sempre deluso, almeno in parte. Era accaduto con Il Cacciatore di Aquiloni e si ripete oggi con L’eleganza del riccio, successo bibliografico del passato anno.

La storia appare semplice: una portinaia di un palazzo signorile di Parigi, intelligente e colta malgrado le apparenze di donna semplice, cerca di tenere celato il segreto del proprio acume sforzandosi di apparire cosi’ come gli eleganti e raffinatissimi condomini si aspettano sia una portinaia.
Ma la corazza di Renée inizia a incrinarsi all’arrivo di Monsieur Ozu, nuovo inquilino del palazzo il quale, complice il classico Anna Karenina, intuisce di avere una portinaia decisamente fuori dal comune.
A questi due personaggi si aggiunge Paloma, dodicenne in crisi con la famiglia e incazzata con il mondo che sceglie di suicidarsi non prima di aver lasciato un prezioso memoriale che spiega i motivi dell’estrema decisione.

Il libro e’ piacevole, i personaggi simpatici e la storia ha un buon grado di coinvolgimento. Da qui a capolavoro ne passa…ma non resta comunque un ricordo negativo.
Ci sono citazioni, si parla di Giappone e tra i protagonisti c’e’ un gatto ciccione di nome Lev: tutti elementi che rendono un libro interessante alla mia lettura.

Ho trovato un po’ fini a se stesse alcune dissertazioni pseudo-filosofiche, anche se credo non abbiano la pretesa di “innalzare” il tono del libro, ma solo di dettagaliare il carattere e il pensiero della portinaia Renée.
Se fossi Muriel riscriverei l’ultimo capitolo. Non e’ sempre necessario aggiungere un dramma per rendere una storia commovente.

NE’ DI EVA NE’ DI ADAMO

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Ne’ di Eva, ne’ di Adamo di Amelie Nothomb
Voland 2008, 13€

Non mi stanchero’ mai di leggere Amelie Nothomb. Se sapessi scrivere vorrei farlo esattamente come lo fa lei. Scegliendo le stesse parole, usando le stesse metafore.
Questo e’ il quinto libro che divoro in pochi giorni e devo dire che con Stupore e Tremori e’, per il momento,  il mio preferito.

Amelie racconta del suo  ritorno nella terra che ama, il Giappone, e della relazione intensa e particolarissima con Rinri, un giovane di buona famiglia al quale impartisce lezioni di francese.

Leggere questo libro e’ stato come buttarsi in bocca uno di quei cioccolatini a palla della Lindt. L’involucro di cioccolato esterno e’ delizioso e non puoi fare a meno di goderlo con tutti i sensori di gusto presenti nella bocca. Sei gia’ appagata dal sapore incredibile, ma non sai che il meglio deve ancora arrivare. E’ solo quando arrivi alla fine che capisci il senso dell’involucro esterno di cioccolato. Quando il ripieno dolcissimo e fresco ti si scioglie in bocca e non puoi rassegnarti al fatto che e’ finito e ti consoli con gli ultimi atomi di cioccolato rimasti attaccati alle papille.

Il ritmo e’ serrato, il racconto leggero e alcune descrizioni del Giappone sono incredibilmente vicine a quello che il mio immaginario puo’ elaborare di questo incredibile paese. Amelie ha vissuto davvero queste incredibili esperienze (la scalata di corsa del Fuji, la notte all’addiaccio, la fuga dall’innamorato) o sono frutto di un’eccezionale immaginazione e talento narrativo? Propendo per la prima e per questo la amo incondizionatamente.

NELLE TERRE ESTREME

Nelle Terre Estreme
Nelle Terre Estreme di Jon Krakauer
Corbaccio Ed. 2008, 14.11€

Il libro di Krakauer ricostruisce la storia di Chris  McCandless, divenuta famosa grazie al film di Sean Penn, Into the wild, del 2007.

L’autore ricostruisce gli ultimi tre anni di vita di Chris, dopo la decisione di lasciare la propria famiglia e devolvere tutti i suoi averi alla Oxfam. Tre anni di cammino attraverso l’America, libero da convenzioni e legami, alla ricerca della natura piu’ incontaminata, fino all’Alaska, il luogo dove Chris trovera’ la morte per avvelenamento.
Krakauer si avvale delle  testimonianze di persone che Chris ha incontrato durante il suo lungo pellegrinaggio e le completa con il diario del ragazzo, ritrovato nel bus che ha offerto rifugio negli oltre 100 giorni trascorsi in Alaska prima della morte sopraggiunta nell’Agosto 1992.
Krakauer cerca l’oggettivita’ assoluta e lascia al lettore decidere se Chris fosse un Viaggiatore idealista alla ricerca della natura assoluta, della bellezza e liberta’, o se si trattasse di un povero pazzo e imprudente partito totalmente impreparato per un’avventura di cui ha sottovalutato scioccamente la pericolosita’.

In realta’ si capisce bene da che parte stia l’autore e alcune pagine dedicate a storie simili a quella di Chris, sottolineano di come il ragazzo sia stato in realta’ vittima piu’ della sfortuna che della sua stessa incoscenza.

Questa storia mi ha colpito molto. Non si tratta solo di una storia triste, ma c’e’ qualcosa di romanticamente affascinante nel desiderio di Chris di cercare qualcosa che va al di la’ della nostra comprensione. Un obiettivo che solo lui poteva conoscere e che non ci e’ dato di scoprire dalle pagine di Krakauer. Una meta che Chris sembra aver raggiunto dopo circa due mesi di permanenza in Alaska, quando alcune sue note sembrano manifestare il suo desiderio di tornare alla civilta’. E’ la sfortuna a impedire al giovane di tornare dalla sua solitudine e a condurlo alla morte.
Ho sottolineato molti passaggi lungo la lettura, sia frasi di Chris, sia sue citazioni di autori a lui cari; questa lettera inviata al vecchio amico Ron dice molto su cosa ha spinto Chris al suo viaggio:

…Vorrei ripeterti di nuovo il consiglio che gia’ ti diedi in passato, ovvero che secondo me dovresti apportare un radicale cambiamento al tuo stile di vita, cominciando con coraggio a fare cose che mai avresti pensato di fare o che mai hai osato. C’e’ tanta gente infelice che tuttavia non prende l’iniziativa di cambiare la propria situazione perche’ e’ condizionata dalla sicurezza, dal conformismo, dal tradizionalismo, tutte cose che sembrano assicurare la pace dello spirito, ma in realta’ per l’animo avventuroso di un uomo non esiste piu’ nulla di piu’ devastante di un futuro certo. Il vero nucleo dello spirito vitale di una persona e’ la passione per l’avventura. La gioia di vivere deriva dall’incontro con nuove esperienze, e quindi non esiste gioia piu’ grande dell’avere un orizzonte in continuo cambiamento, del trovarsi ogni giorno sotto un sole nuovo e diverso. Se vuoi avere doi piu’ dalla vita, Ron, devi liberarti della tua inclinazione alla sicurezza monotona e adottare uno stile piu’ movimentato che al principio ti sembrera’ folle, ma non appena ti ci sarai abituato , ne assaporerai il pieno significato e l’incredibile bellezza…
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DENTI BIANCHI

Denti Bianchi

Denti Bianchi di Zadie Smith
Mondadori, 2001 €9,40

Regalo di Natale. Gradito.
Un libro e’ sempre un regalo apprezzabile. Se non altro per lo sforzo di chi l’ha scelto pensando a te e di farti piacere.
Denti Bianchi e’ una storia di dualismi: due culture a confronto (quella inglese e quella degli immigrati che cercano una disperata integrazione), due amici che sono anche due padri (Archie e Samad), due madri (Clara e Alsana), due coppie (Samad e Alsana immigrati bengalesi e Archie e Clara), due gemelli (Magid e Millat figli di Samad e Alsana).

La prima meta’ del libro e’ deliziosa e scorre piacevolmente. Il focus e’ sui 4 personaggi principali. Samad e Alsana sono una coppia di immigrati bengalesi che vivono con non poche difficolta’ nei sobborghi di Londra. Samad, bello e colto, vanta un’illustre discendenza dal rivoluzionario bengalese Pande, ma e’ costretto a fare il cameriere in un ristorante indiano. Alsana, la pingue moglie, cuce indumenti sadomaso a casa.
Samad e’ grande amico di Archie, coetaneo inglese di scarso carattere. I due si sono conosciuti durante la seconda guerra mondiale e da allora sono inseparabili. Archie e’ la classica persona che si lascia scivolare addosso la propria vita. Dopo un primo matrimonio fallito e un tentativo di suicidio, incontra Clara, giovane immigrata giamaicana, bella e stravagante, se ne innamora e la sposa.

Personaggi e contesto sono ben delineati e la narrazione scorre in un piacevole crescendo.
A un tratto entra in gioco la seconda generazione: Millat e Magid, i due gemelli figli di Alsana e Samad, e Irie, figlia di Clara e Archie.
I tre crescono inseparabili fino a quando Samad decide di “preservare dalla contaminazione occidentale” uno dei due figli, quello a suo giudizio piu’ meritevole, e lo rispedisce in patria.
Da questo momento l’attenzione si sposta sui tre ragazzi, entra in gioco una terza famiglia, i Chalfen, un topo transgenico e la storia si fa piu’ confusa.
A mio giudizio si viene a perdere quello che era il tema centrale del libro, l’integrazione razziale e culturale a Londra, e prende piede l’analisi di comportamenti e risvolti piu’ tipici dell’adolescenza e del rapporto genitori-figli.
Il finale e’ tirato via, ma resta un libro molto piacevole e ben fatto se si considera che la scrittrice Zadie Smith era poco piu’ che ventenne al momento della pubblicazione.

Che strano, il mondo moderno. Nelle toilette si sentono ragazze che dicono: “Si, mi ha scopata e poi se n’e’ andato. Non mi amava. Era completamente incapace di amare. Era troppo incasinato per sapermi amare.” Ora, come e’ accaduto? Che cosa, in questo secolo cosi’ poco amabile, ci ha convinti che malgrado tutto siamo da amare come persone, come specie? Chi ci ha portati a pensare che chiunque non ci ami sia in qualche modo danneggiato, mancante di qualcosa, malfunzionante? E in particolare se ci sostituiscono con un dio, o con una madonna piangente, con la faccia di Cristo in un telo di stoffa…allora gli diamo dei pazzi. Degli illusi. Dei regrediti. Siamo cosi’ convinti della bonta’ di noi stessi e del nostro amore, che non sopportiamo di credere che possa esistere qualcosa di piu’ degno d’amore di noi, di piu’ degno d’adorazione. I cartoncini per le varie festivita’ continuano a ripeterci che tutti meritano amore. No. Tutti meritano aria fritta. Non tutti meritano amore in ogni occasione.

L’ENTRATA DI CRISTO A BRUXELLES

L'Entrata di Cristo a Bruxelles
L’Entrata di Cristo a Bruxelles di Amélie Nothomb
Voland 2008, 12€

Sarà una coincidenza, ma il nome di Amélie si ripete nelle mie preferenze: Il Favoloso Mondo di Amélie è uno dei miei top movie e Amélie Nothomb si conferma la mia scrittrice preferita.

Questo libricino in edizione de luxe con copertina rigida contiene due novelle inedite della Nothomb, due piccole perle.

L’Entrata di Cristo a Bruxelles narra la storia di Salvator. Giovane, brillante e di successo che cade vittima d’amore di colei che ha rappresentato l’oggetto del suo odio piu’ profondo.

Senza nome è una novella ricca di fascino e mistero. E bella. Un uomo raggiunge i confini del mondo, il lontano Polo Nord, spinto dal desiderio di trovare la donna ideale, ma si ritrova vittima di un incantesimo in grado di regalare l’apice del piacere ogni notte a patto di annullare il proprio io durante il giorno.

Due storie, due vittime, due personaggi progionieri del proprio desiderio e brama di piacere.

Amélie è fantastica nel racconto puntuale della trasformazione dei personaggi da soggetti attivi a oggetti passivi di emozioni. Un paio d’ore di grande lettura.


Ci fu un vuoto di una durata interminabile. Coincise con un assopimento. Non lo so. So solo che ebbe luogo il miracolo.
La tramontava muggiva attraverso l’infinito innevato quando mi accorsi che qualcosa o qualcuno era venuto a raggiungermi.
Non so cosa fosse. So che era di sesso femminile, non è forse il sesso che si tende ad attribuire a qualcuno cui si soccombe? Non ne ho idea. Scoprii che, per il piacere, ci si può avvicinare alla morte.
….