NEL PAESE DELLE CREATURE SELVAGGE

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Nel Paese delle Creature Selvagge di Spike Jonze (2009)

Meraviglia.
Per gli occhi e per il cuore.
Un film dalle mille letture.
Un film per bambini e per adulti.

Spike Jonze ha interpretato a suo personalissimo modo un classico della letteratura americana per bambini di Maurice Sendak.
A mio avviso il titolo originale Where the wild things are esprime meglio lo spirito del film, che non e’ una storia di creature fantastiche e selvagge, ma l’espressione del “selvaggio” che e’ dentro ciascuno di noi.
Selvaggio e’ qualcosa che non si puo’ controllare, che sfugge alle regole e alle convenzioni; e’ la rabbia, la reazione inconsulta che si ha di fronte a qunto ci contraria e che non capiamo.

Max e’ un ragazzino come tanti.
Le sue esplosioni di rabbia sono atti che sfuggono al suo controllo e che fanno soffrire chi gli sta accanto e lo ama.
Max e’ consapevole delle conseguenze dei suoi sfoghi. Si pente. Sta male. Non vuole recare dolore a nessuno.
Ma non puo’ fare nulla per evitare che il suo lato selvaggio si esprima in modo cosi’ violento.

All’ennesima sfuriata, Max decide di scappare lontano, di lasciarsi tutto alle spalle e intraprendere un viaggio verso l’ignoto. Tutte le creature che incontrera’ nel suo incredibile viaggio esprimeranno a proprio modo il loro lato selvaggio.
Carol e’ l’alter ego fantastico di Max; capace di incredibili tenerezze e al tempo stesso temibile e spietato nei suoi eccessi d’ira.
Proprio grazie a Carol e a tutte le creature, Max riuscira’ a trovare le motivazioni e la forza`per tornare al suo mondo e sciogliersi nell’abbraccio materno davanti a una tazza di latte e biscotti.
Proprio come tutti i bambini.
Magico, avvolgente, tenero e commovente.

Tanto atteso, non ha deluso le mie aspettative.
Uno dei film piu’ belli che io abbai mai visto.

TERMINATOR SALVATION

Terminator salvation

Terminator Salvation di McG (2009)

Assunto: la presenza di Christian Bale in un film qualsiasi basta da sola a giustificarne la visione.

Detto questo, Terminator Salvation non passerà certo alla storia come sequel particolarmente riuscito.

Corre l’anno 2018 e Skynet ha preso il controllo della Terra. L’obiettivo delle macchine è la distruzione della specie umana, ma la resistenza capeggiata da John Connor, non demorde e ha un piano per attaccare il quartier generale di Skynet.

Battaglie spettacolari, effetti speciali a go-go e un po’ di sentimentalismo (Marcus ci dimostra che il cuore umano vince sempre sulla macchina) non bastano a fare di Terminator Salvation un buon film.

Trattandosi di una nuova trilogia abbiamo ancora due episodi per cui sperare.

PONYO ON THE CLIFF BY THE SEA

Ponyo sulla scogliera

Ponyo sulla scogliera (Gake no ue no Ponyo)
Lucky Red Marzo 2009

Incredibile la magia e la tenerezza trasmesse da questo film d’animazione. Presentato a Venezia l’anno scorso, è uscito nelle sale italiane solo lo scorso Venerdì e non ho potuto fare a meno di precipitarmi al cinema trascinandomi dietro inconsapevoli e accondiscendenti accompagnatori.

Cosa c’e’ in Ponyo?
Mare, meraviglia e amore.
Meno terrore, guerra e odio del Castello o di altri precedenti film.
Tanta tenerezza e sensibilità nel sentimento di pura amicizia e gratitudine reciproca che lega Ponyo a Sosuke (il bimbo salva la pesciolina, Ponyo aiuta Sosuke a ritrovare Lisa).
La forza della Natura, sempre e comunque. Segue le sue logiche che risultano incomprensibili per l’uomo (il mare in tempesta cerca di riappropriarsi della piccola fuggitiva)
Il rispetto per l’esperienza. I vecchi della Casa dell’Arcobaleno sono molesti e fanno domande strane, ma sono presenti. Dispensano consigli e antichi detti che ci prendono. Se solo i più giovani li ascoltassero…
Il mistero. Mica deve esserci per forza un perché in tutte le cose. E se i pesci davvero iniziassero a parlare e a comunicare con gli esseri umani? E se gli abissi marini fossero abitati realmente da strane creature primitive e vecchi gaga’ in giacca a righe?
Come vorrei essere Ponyo che corre all’impazzata sulle onde gridando a squarciagola il nome di Sosuke.
La scena più commovente del film.

… PRINCE OF PERSIA – THE MOVIE

L’occasione è ghiotta per aggiungere un commento alla nuova saga-polpettone Disney intitolata appunto al Principe di Persia.
Inizialmente devo ammettere che sono rimasta un po’ perplessa nell’apprendere che la scelta per il ruolo di Prince sia ricaduta su Jake Gyllenhaal.
A me lui piace. Anzi mi piace molto fin dai tempi di Donnie Darko, uno dei miei film preferiti.
E’ indiscutibilmente bravo, è anche bello, ma con qualcosa di disturbante nello sguardo.
Insomma è uno dei pochi attori che si salvano ultimamente a Hollywood.

Poi ci ho ripensato e ho esaminato le evoluzioni del character design del personaggio dei videogiochi.
1) Il principe de Le Sabbie del Tempo era giovane, quasi un ragazzino, occhio ceruleo, un po’ scanzonato. Il classico “guaglioncello” faccia da schiaffoni, ma simpatico.
Prince of Persia - Le Sabbie del Tempo

2-3) Negli episodi successivi I Due Troni e Warrior Within abbiamo assistito a un inzarrimento del personaggio. Sporco, cattivo, gonfio da troppa palestra e qualche cheeseburger di troppo, il nostro principe si è incupito vestendo i panni di un eroe gotico sanguinario. Una specie di Terminator dell’antica Persia: un cattivissimo dalla battuta laconica. Anche la grafica rispecchia questo nuovo posizionamento mostrandoci il lato oscuro del Principe (‘sto lato oscuro va di gran moda e bisogna pure infilarlo in un episodio di una saga qualunque)
Prince of Persia - I due Troni
Prince of Persia - Warriors Within

4) Per fortuna con l’ultimo episodio si torna a un principe più solare. I muscoli sono rimasti, ma lui è tornato lo splendido di un tempo dalla battuta sempre pronta. Un pizzico di malizia in più e l’occhio trombino lo rendono al passo con i nostri tempi. Fa il piacione con Elika, è gradasso quanto basta e conquista.
Prince of Persia

Ripensando a questa carrellata di personaggi e al Jake di Donnie Darko, mi è venuto facile associare l’attore alla prima e all’ultima versione del Principe: quello giovane, bello, atletico ma snello, solare e divertente.
Invece mi sbagliavo.
Eccome se mi sbagliavo.
Le prime immagini del set che circolano in rete sono agghiaccianti e mostrano quello che è diventato la custodia di Jake Gyllenhaal interpretare il principe più tamarro della serie, quello guerriero incazzato.
Ma cosa sono quei capelli? Un parrucchino?!
Speriamo che la fatica delle riprese gli faccia perdere qualche chilo e che i truccatori aggiustino un po’ il tiro.
Così non se può proprio guardà!
Jake Gyllenhaal-prince

1408

1408.jpg

1408 di Michael Hafstrom (2007)

Pigrizia e lavoro non mi consentono di aggiornare il blog tanto spesso quanto vorrei, ma il commento su questo film sara’ davvero veloce perche’ c’e’ molto poco da dire a riguardo.

1408 e’ tratto da un racconto di King: uno scrittore di romanzi ‘dde paura (John Cusack), cinico e sbevazzone, arriva all’hotel Dolphin per trascorrere la notte in una stanza maledetta e scriverne l’esperienza nel suo prossimo racconto. Il direttore dell’hotel, un mefistotelico Samuel Jackson, cerca di dissuaderlo consegnandoli un volume che narra la tragica fine dei 56 sfigati che hanno passato la notte nella 1408 prima di lui, ma che non hanno visto il sorgere del sole.

Niente.

Cusack stoicamente si fa consegnare le chiavi. Beh….se l’e’ cercata! Durante l’interminabile notte gliene capitano d’ogni: fuoco, gelo, fantasmi, inondazioni, tempeste, sogni, incubi, morti che parlano e pazzi assassini.

Insomma, possiamo dire che Cusack certo non si e’ annoiato come quelli che erano seduti al cinema a sorbirsi ‘sto soporifero 1408.