LA BUFALA DEL DESIGN

Cowparade a Milano

Non sei mai stata al Fuorisalone?!?!”

Una domanda che mi sono sentita rivolgere spessissimo nelle ultime due settimane con la stessa enfasi meravigliata di “Non sai chi e’ Tatiana?”.

Eh, no. Non ci sono mai stata. Pigrizia, poco interesse e meglio da fare probabilmente.
Ma quest’anno e’ stato impossibile fare finta di non  accorgersi della settimana del design a Milano.
Il centro strapieno di gente sempre, a qualunque ora. Vetrinisti indaffarati a rendere uniche anche le vetrine del tabaccaio. Venti minuti di attesa per un taxi. Improvvisati fotografi dietro ogni angolo. Installazioni ovunque.

Visto  che il mio weekend si preannunciava fiacco ed ero a casa da sola (improponibile pensare di condividere il giro con Ninno), ho deciso di dedicare il sabato mattina alla Zona Tortona.

Prevedendo il delirio, opto per i mezzi (brava!). Esco di casa con calma alle undici passate e arrivo in Porta Genova per ora di pranzo.

Le installazioni sono contrassegnate da locandine apposte all’esterno della location. Dove vedi il segnale rosso, sai che dentro quel cortile troverai (oltre a un mare di gente) design vario.

Sono bastati qualche centinaio di metri in via Savona e un paio di cortiletti allestiti, per rendermi conto della bufala ed essere gia’ pentitissima di aver deciso di dedicare il mio sabato di svacco al Fuorisalone.
Divani di carta, librerie di materiale reciclato, mobili vari fatti di rusco, oggetti dei quali e’ impossibile capire forma e funzione.
La parola d’ordine sembra essere “eco”. Eco-compatibile, eco-design, eco-logico.
…ma va’, va’.

Ma il pezzo di design non e’ un qualcosa di, se non unico, almeno limitato, esclusivo, originale? Che senso ha questa abbuffata? Non ho visto nulla che abbia suscitato la mia curiosita’.
Anzi no. Rettifico.
La gente che frequenta il fuorisalone e’ meravigliosa, di super-tendenza. Occhiali stranissimi, accento straniero, gonne asimmetriche e scarpe dalle forme imprevedibili.
Non saltano un’installazione. Si fermano ad osservare interessati. Fanno pazientemente la coda per arrivare a vedere da vicino un vaso di gomma. Chiedono, commentano. Raccologno informazioni, ma soprattutto fotografano TUTTO.
Tra di loro si conoscono. Si salutano dandosi appuntamenti in posti incomprensibili. Naturalmente hanno open-pass che consentono loro l’accesso anche ai cortili piu’ nascosti ed esclusivi.

Ma la cosa che mi ha piu’ divertito e’ la trasformazione della zona Tortona in una sagra paesana di provincia. Decine di baracchini che vendono panini alla porchetta, salsiccie e birra tiepida. Negozietti e salumerie asserragliate da giapponesi affamati, espongono cartelli con invitanti scritte a pennarello “TUTTI I PANINI A 4.50 EURI“.
L’installazione viene cosi’ impregnata dagli afrori della carne alla griglia e il rumore assordante dei generatori disturba la meditazione dei designer.

Grazie no.
L’anno prossimo avro’ sicuramente di meglio da fare.

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