STUPORE E TREMORI

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Stupore e Tremori di Amelie Nothomb

Guanda 2006, 7€

Che delizia questo libro di Amelie Nothomb. Cattivissimo e leggero allo stesso tempo. Ironico, pungente, la giusta preparazione al mio viaggio imminente a Tokyo. Dopo Metafisica dei Tubi, e’ il mio secondo libro della Nothomb e l’ho scelto proprio in vista della partenza per il Giappone.

La protagonista Amelie (omonima dell’autrice) e’ una giovane belga (ma guarda, come la Nothomb!) cresciuta in Giappone e profonda conoscitrice della lingua e della cultura del paese del sol levante (sara’ un’altra coincidenza?:o)). Amelie viene assunta da una gigantesca multinazionale giapponese e presto si confronta con le rigide regole gerarchiche che la governano.
Crede di trovare un appoggio in Fubuki Mori, la sua bellissima diretta superiore, ma dovra’ presto ricredersi perche’ la grazia e la gentilezza di Fubuki celano un sadismo che Amelie non ha mai incontrato prima d’ora.
Costretta alle mansioni piu’ umili e degradanti, la nostra sara’ costretta alla fine a rassegnare le dimissioni perche’ non in grado “di essere all’altezza dell’onore che le veniva concesso“.

Nel racconto di Amelie non si legge mai rassegnazione, odio, disperazione, bensi’ stupore. Stupore per una situazione tanto paradossale da sembrare irreale e che proprio perche’ irreale, Amelie accetta fino alla risoluzione finale.

Alcune delle pagine piu’ belle sono dedicate al ruolo della donna giapponese nella societa’. Da leggere:

“Non tutte le giapponesi sono belle. Ma quando una e’ bella, le altre devono reggersi forte.
Ogni bellezza e’ struggente, ma la bellezza nipponica e’ ancora piu’ struggente. Prima di tutto perche’ quella carnagione lattea, quegli occhi soavi, quelle inimitabili ali del naso, quelle labbra dai contorni cosi’ marcati, quella dolcezza complicata dei tratti bastano a eclissare i volti meglio riusciti.
Poi perche’ le sue maniere la stilizzano, facendo di lei un’opera d’arte inaccessibile all’umano intendimento.
Infine e soprattutto perche’ una bellezza che ha resistito a tanti corsetti fisici e mentali, a tante costrizioni, soprusi, divieti assurdi, dogmi, asfissia, desolazione, sadismo, cospirazioni del silenzio e umiliazioni – una bellezza del genere e’ un miracolo di eroismo.
Non che la Giapponese sia una vittima, tutt’altro. Tra le donne del pianeta non e’ certo la piu’ sfavorita dalla sorte. Il suo potere e’ notevole: so quel che dico.
No, se bisogna ammirare la Giapponese (e bisogna farlo) e’ perche’ non si suicida.

……”

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