BABEL

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Babel di Alejandro Gonzales Inarritu (2006)

Ancora un intreccio di storie per Inarritu, che dopo Amores Perros e 21 Grammi, adotta la sua originale formula narrativa per raccontarci 4 storie dove la parola e il saper ascoltare e’ l’elemento chiave.

Una coppia in vacanza in Marocco e’ vittima di un’improvvisa tragedia, due ragazzini marocchini ammazzano la noia dedicandosi al gioco delle armi, una giovane giapponese sordomuta non riesce a comunicare con il mondo, ma prima di tutto con il padre, una badante messicana vittima dei pregiudizi razziali della polizia americana e delle sua stessa ingenuita’.

Come da copione le quattro trame si intrecciano grazie ad alcuni elementi comuni che legano vicende umane cosi’ lontane tra loro nel tempo e nello spazio.

Alcune vicende catturano di piu’ grazie anche alle incredibili interpretazioni degli attori: il dramma di Richard e Susan in Marocco, interpretati da Brad Pitt e Kate Blanchett e il toccante tormento interiore di una ragazza giapponese, la cui mamma si e’ suicidata lasciandola sola con il padre.  Ho trovato gli altri due racconti un po’ “forzati”, ma probabilmente l’intento del regista era proprio quello di andare oltre raccontando delle storie al limite ( la badante che si ritrova sola nel deserto con i due bimbi di cui e’ responsabile e i due ragazzini scambiati per terroristi internazionali).

Consigliato a chi ama le storie multiple, le raccolte di racconti, gli intrecci.

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