NEVE

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Neve di Orhan Pamuk

Einaudi 2007, 12,80€

Ancora caldo l’entusiasmo per Il Mio Nome e’ Rosso, ho comprato ad occhi chiusi Neve di Orhan Pamuk. Quando leggo un libro che mi appassiona, cerco sempre di leggere qualcos’altro dello stesso autore nel giro di breve. Sara’ la speranza di continuare a vivere storie interessanti o la malizia di cogliere in fallo uno scrittore che ha sfornato una gemma tra altre opere mediocri.

Con Orhan Pamuk non ricadiamo certo nel secondo caso, anche se Neve mi ha catturato in misura minore rispetto al primo libro che ho letto di questo autore (premio Nobel per la letteratura 2006).

Il racconto prende vita a Kars, cittadina turca al confine con Armenia e Georgia, dove avvengono strani suicidi. Alcune ragazze si sono tolte la vita per protestare contro la laicizzazione in atto che le costringe a togliersi il velo per accedere alle aule universitarie. Ka, poeta turco emigrato in Germania, arriva nella cittadina per scrivere un articolo sui recenti fatti, ma si ritrova coinvolto in vero e proprio colpo di stato organizzato a livello locale da una compagnia teatrale.

Ad aiutare i golpisti c’e’ la vera protagonista del romanzo: la neve. Neve che cade inesorabile su Kars coprendo case, alberghi, strade e che rende uniforme il paesaggio e confonde gli stati d’animo. Il poeta Ka cadra’ vittima della neve silenziosa, dei moti rivoluzionari in corso, dell’amore verso una sua ex compagna di universita’ Ipek e della sua disperata ricerca della felicita’.

Proprio questa ricerca e’ il tema portante di tutto il libro: la felicita’ raggiungibile grazie all’amore, alla religione, all’impegno politico? Quale e’ la strada che porta alla vera felicita’. Purtroppo non sara’ Ka a svelarci il mistero, tantomeno Pamuk attraverso le pagine del suo libro.

Alcuni passaggi sono un po’ complessi e le discussioni sulla religione richiedono concentrazione per essere apprezzate in pieno, pero’ gli spunti di riflessione sono davvero molto interessanti e il libro nel suo complesso mi e’ molto piaciuto, sebbene il personaggio principale mi sia sembrato un debole (caratterialmente parlando, non stilisticamente).

Il quote:

Ho guardato su un’enciclopedia, la parola ateo deriva dal greco atheos. E quella parola indica non la persona che non crede in Dio, ma la persona sola, abbandonata dagli dei. E questo significa che l’uomo, qui, non puo’ mai essere ateo. Perche’ Allah, anche se lo vogliamo, non ci abbandonerebbe mai qui. Per diventare ateo la persona deve prima diventare occidentale.

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