MAPPE PER AMANTI SMARRITI

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MAPPE PER AMANTI SMARRITI di Aslam Nadeem

Feltrinelli 2006, 9€

Non so neanche perche’ ho scelto questo libro dallo scaffale della Feltrinelli. In realta’ non avevo letto nessuna recensione, ne’ ricevuto consigli da amici. Insomma il classico libro che acquisti in base alla cover e alla descrizione in retrocopertina.
Devo dire di non essermene pentita, visto che il libro mi e’ molto piaciuto e mi ha appassionato.
E’ la storia di una scomparsa, forse un duplice delitto.
E’ anche la storia di una famiglia e dei difficili rapporti che la regolano.
Ma si tratta soprattutto di una storia che parla di lontanaza, nostalgia, diversita’ e integrazione.
Shamas e sua moglie Kaukab sono emigrati dal Pakistan verso l’Inghilterra e vivono ai margini della grande citta’ in una comunita’ pakistana che ha le sue regole, diverse e contrastanti con quelle del paese ospitante.
Kaukab, figlia di un religioso, e’ fermamente attaccata alle sue radici e alla sua fede e non riesce ad accettare il fatto che i figli crescano secondo usi e costumi di un paese straniero che lei giudica corrotto e immorale.
Shamas e’ aperto al cambiamento e mette in discussione le proprie tradizioni e la propria religione. Non cede completamente al cambiamento, ma ne e’ affascinato e sedotto.
Il pretesto narrativo e’ dato dalla scomparsa di due amanti, Jugnu (fratello di Shamas) e Chanda. Nessuno sa che fine abbiano fatto i due giovani, che convivevano sotto lo stesso tetto pur non essendo sposati. Per questa loro condizione di “clandestini” sono stati giudicati dalla comunita’ pakistana “immorali” e meritevoli di “punizione”.

Sebbene alla fine del libro sara’ chiara la sorte toccata ai due amanti, restano invece insoluti i contrasti familiari e i dilemmi che attanagliano i protagonisti del romanzo. A mio avviso, il personaggio piu’ riusciuto del libro e’ Kaukab, la madre che non si rassegna: non si rassegna alla sua nuova vita lontana dal Pakistan e sogna in cuor suo di poter tornare alla sua terra. Non si rassegna a lasciare che i figli si allontanino da lei e da tutto quello che lei rappresenta: le tradizioni, la famiglia, la cultura e la religione di un popolo. Trovo che soprattutto il rapporto con la figlia, sebbene conflittuale, sia descritto con grande amore e dolcezza.
Incredibili alcune descrizioni di luoghi, situazioni e atmosfere. Quando Kaukab prepara il pranzo per il ritorno dei figli sembra quasi di sentire i profumi e vedere i colori che popolano la tavola apparecchiata.

Un libro che consiglio decisamente a tutti.

“…
Shamas e’ seduto col suo giornale su una delle sedie gialle e ascolta Kaukab. Di ritorno dai negozi del quartiere, lei gli sta raccontando svariate cose che ha sentito dalle donne la’ fuori mentre prepara da mangiare nella cucina azzurra, producendosi in un monologo mentre si sposta dalla credenza all’armadietto e dal bancone al forno. Su una tovaglia bianca come la neve, compone la natura morta del loro pranzo. Un pasto estivo non e’ niente senza il battuto fresco di coriandolo-peperoncino-e-menta, quindi e’ andata nei negozi a prendere la menta e il coriandolo – mazzetti di colori che piu’ freschi non si puo’, legati con elastici di cartoleria – e i peperoncini in sacchetti di plastica cosi’ sottili che non frusciavano neppure. Ha comprato anche dei lime con la buccia coperta di graffi, lasciati dal becco degli uccelli, il che indicava che erano cresciuti all’esterno della chioma dell’albero e pertanto erano stati esposti al sole piu’ di quelli che erano cresciuti nascosti sotto le fronde, quelli con la buccia intatta. Kaukab ha tagliato un lime a meta’ e ne ha strofinato un pezzo sui piatti in cui mangeranno, per impartire una nota di sapore a ogni forchettata, ha strizzato l’altra meta’ sull’insalata di cipolle affettate e ha poi rivestito ogni spicchio di pepe nero piccante in modo che ogni pezzo ricurvo diventi altrettanto letale di una spada nella mani di un ubriaco.
…”

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