Il nuovo singolo dei Depeche Mode mi piace molto. Il video di piu’.
Cattivo, angosciante.
Regia di Patrick Daughters.
WRONG – DEPECHE MODE
26 Aprile 2009LA BUFALA DEL DESIGN
26 Aprile 2009“Non sei mai stata al Fuorisalone?!?!”
Una domanda che mi sono sentita rivolgere spessissimo nelle ultime due settimane con la stessa enfasi meravigliata di “Non sai chi e’ Tatiana?”.
Eh, no. Non ci sono mai stata. Pigrizia, poco interesse e meglio da fare probabilmente.
Ma quest’anno e’ stato impossibile fare finta di non accorgersi della settimana del design a Milano.
Il centro strapieno di gente sempre, a qualunque ora. Vetrinisti indaffarati a rendere uniche anche le vetrine del tabaccaio. Venti minuti di attesa per un taxi. Improvvisati fotografi dietro ogni angolo. Installazioni ovunque.
Visto che il mio weekend si preannunciava fiacco ed ero a casa da sola (improponibile pensare di condividere il giro con Ninno), ho deciso di dedicare il sabato mattina alla Zona Tortona.
Prevedendo il delirio, opto per i mezzi (brava!). Esco di casa con calma alle undici passate e arrivo in Porta Genova per ora di pranzo.
Le installazioni sono contrassegnate da locandine apposte all’esterno della location. Dove vedi il segnale rosso, sai che dentro quel cortile troverai (oltre a un mare di gente) design vario.
Sono bastati qualche centinaio di metri in via Savona e un paio di cortiletti allestiti, per rendermi conto della bufala ed essere gia’ pentitissima di aver deciso di dedicare il mio sabato di svacco al Fuorisalone.
Divani di carta, librerie di materiale reciclato, mobili vari fatti di rusco, oggetti dei quali e’ impossibile capire forma e funzione.
La parola d’ordine sembra essere “eco”. Eco-compatibile, eco-design, eco-logico.
…ma va’, va’.
Ma il pezzo di design non e’ un qualcosa di, se non unico, almeno limitato, esclusivo, originale? Che senso ha questa abbuffata? Non ho visto nulla che abbia suscitato la mia curiosita’.
Anzi no. Rettifico.
La gente che frequenta il fuorisalone e’ meravigliosa, di super-tendenza. Occhiali stranissimi, accento straniero, gonne asimmetriche e scarpe dalle forme imprevedibili.
Non saltano un’installazione. Si fermano ad osservare interessati. Fanno pazientemente la coda per arrivare a vedere da vicino un vaso di gomma. Chiedono, commentano. Raccologno informazioni, ma soprattutto fotografano TUTTO.
Tra di loro si conoscono. Si salutano dandosi appuntamenti in posti incomprensibili. Naturalmente hanno open-pass che consentono loro l’accesso anche ai cortili piu’ nascosti ed esclusivi.
Ma la cosa che mi ha piu’ divertito e’ la trasformazione della zona Tortona in una sagra paesana di provincia. Decine di baracchini che vendono panini alla porchetta, salsiccie e birra tiepida. Negozietti e salumerie asserragliate da giapponesi affamati, espongono cartelli con invitanti scritte a pennarello “TUTTI I PANINI A 4.50 EURI“.
L’installazione viene cosi’ impregnata dagli afrori della carne alla griglia e il rumore assordante dei generatori disturba la meditazione dei designer.
Grazie no.
L’anno prossimo avro’ sicuramente di meglio da fare.
NON POSSIAMO NON DIRCI AQUILANI
9 Aprile 2009Sono passati quasi cinque giorni dalla notte del terremoto e sono stati cinque giorni di dolore e devastazione.
Ho vissuto a L’Aquila tempo fa, a cavallo tra gli anni 70 e 80, e, nonostante siano ormai passati 25 anni, non ho mai smesso di amare la citta’ testimone del periodo piu’ dolce e spensierato della mia vita.
L’infanzia, l’eta’ dove tutto e’ gioco e poesia, quando non si ha ancora l’ansia di crescere e “i grandi” sono un mondo a parte fatto di genitori, di maestre, di amici di famiglia e vicini di casa. E ci sono le amichette, quelle del cuore, protagoniste di diari, di pomeriggi trascorsi a correre, a parlare e a sognare.
A L’Aquila sono legati una serie di ricordi lontanissimi nel tempo, ma troppo dolorosamente vicini: la mia casa di via D’Annunzio, bella, grande, un ultimo piano. Dal balcone la collina di Roio riempiva lo sguardo. Con la memoria ripercorro il corridoio, la camera di mio fratello rigorosamente off-limits per noi sorelle scassa-maroni, il doppio salone, la cucina e il tavolo dei nostri pranzi di tutti i giorni. La cameretta condivisa con Paola, regno dei giochi. Il nostro vicino e amico ingegnere ci ha sempre rassicurato: “questa casa e’ sicura. Potete stare tranquilli” diceva mentre ci indicava i muri portanti. Ma quando le scosse arrivavano anche allora, si andava in macchina verso lo spiazzo di Collemaggio.
Immagini e sensazioni si affollano, spingono per essere riportati alla luce, gridano attenzione.
I pomeriggi di gioco alla villa, gli scoiattoli, il chiosco dei gelati e il tabellone ElDorado con il deck (che lasciava la lingua viola), il piedone e il fiordifragola.
Il parco di Collemaggio, il matto che diceva sempre “oh yes che mondo” e il timore suscitato dalla salma di Celestino V.
La strada per arrivare alla scuola elementare in Via dei Giardini, mano a mano con la mia sorellina, incredibilmente sole e ancora piu’ incredibilmente sicure. La focaccia di Sabatino, 200lire e ti portavi a scuola una trapunta di pizza.
Piazza Duomo: la banca di papa’ (era bello quando andavamo a fargli una sorpresa in ufficio), il mercato dove il contadino ti lanciava il sacchetto di carta e lo riempivi tu con la merce che sceglievi, le mozzarelle, i burattini che non mi piacevano, la scuola media li’ dietro, la pasticceria Tironi. Papa’ comprava sempre il vassoio di paste da mettere in tavola la domenica a pranzo. Gli spumini con la panna erano i pezzi piu’ ambiti: si leccava via tutta la panna freschissima e le due ali di spuma restavano in frigo ad ammolarsi.
E ancora un fiume di memorie…il corso, i negozi di giocattoli, San Bernardino, le scuole chiuse per neve, il castello e il mammuth Pippo, le gite domenicali al Gran Sasso, la sagra della lenticchia di Santo Stefano di Sessanio, la festa dei narcisi…
E’ stato bello aver vissuto L’Aquila e l’Abruzzo.
Abbiamo girato tanto prima e dopo: Puglia, Padova, Milano… ma oggi piu’ che mai mi sento abruzzese. A chi mi chiede “ma tu di dove sei?”, non ho mai saputo dare una risposta precisa. Oggi so che gran parte del mio apparato radicale e’ li’. E’ a L’Aquila, sotto le macerie di case storiche e no. Sotto la volta crollata di Santa Maria di Collemaggio, di fianco alla disperazione di chi ha perso tutto, ma non la dignita’. Negli occhi smarriti delle persone piu’ anziane. Tra gli studenti venuti a cercare la speranza di un futuro decoroso. La mia anima e’ li’ con tutte le persone colpite dall’evento imprevedibile e distruttivo, colpite, ma non abbattute, pronte a rialzare la testa anche dopo un dolore che sembra insuperabile.
L’Aquila ha bisogno dei suoi aquilani. Loro non l’hanno mai abbandonata e non lo faranno neanche oggi. L’Aquila tornera’ a splendere e quel giorno io saro’ aquilana in mezzo agli aquilani.
Pubblicato da vlod 
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