14 Dicembre 2007
Bella l’iniziativa del Comune di Genova: una campagna di comunicazione per sensibilizzare i cittadini al problema dei mici randagi (pare siano oltre 100.000 in citta’).
Si invitano i genovesi ad adottare a distanza un gatto di una colonia felina; il contributo servira’ a sostenere le colonie con forniture di cibo, acqua ed interventi sanitari.
Tutti i dettagli qui

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Pubblicato da vlod
12 Dicembre 2007

Stupore e Tremori di Amelie Nothomb
Guanda 2006, 7€
Che delizia questo libro di Amelie Nothomb. Cattivissimo e leggero allo stesso tempo. Ironico, pungente, la giusta preparazione al mio viaggio imminente a Tokyo. Dopo Metafisica dei Tubi, e’ il mio secondo libro della Nothomb e l’ho scelto proprio in vista della partenza per il Giappone.
La protagonista Amelie (omonima dell’autrice) e’ una giovane belga (ma guarda, come la Nothomb!) cresciuta in Giappone e profonda conoscitrice della lingua e della cultura del paese del sol levante (sara’ un’altra coincidenza?:o)). Amelie viene assunta da una gigantesca multinazionale giapponese e presto si confronta con le rigide regole gerarchiche che la governano.
Crede di trovare un appoggio in Fubuki Mori, la sua bellissima diretta superiore, ma dovra’ presto ricredersi perche’ la grazia e la gentilezza di Fubuki celano un sadismo che Amelie non ha mai incontrato prima d’ora.
Costretta alle mansioni piu’ umili e degradanti, la nostra sara’ costretta alla fine a rassegnare le dimissioni perche’ non in grado “di essere all’altezza dell’onore che le veniva concesso“.
Nel racconto di Amelie non si legge mai rassegnazione, odio, disperazione, bensi’ stupore. Stupore per una situazione tanto paradossale da sembrare irreale e che proprio perche’ irreale, Amelie accetta fino alla risoluzione finale.
Alcune delle pagine piu’ belle sono dedicate al ruolo della donna giapponese nella societa’. Da leggere:
“Non tutte le giapponesi sono belle. Ma quando una e’ bella, le altre devono reggersi forte.
Ogni bellezza e’ struggente, ma la bellezza nipponica e’ ancora piu’ struggente. Prima di tutto perche’ quella carnagione lattea, quegli occhi soavi, quelle inimitabili ali del naso, quelle labbra dai contorni cosi’ marcati, quella dolcezza complicata dei tratti bastano a eclissare i volti meglio riusciti.
Poi perche’ le sue maniere la stilizzano, facendo di lei un’opera d’arte inaccessibile all’umano intendimento.
Infine e soprattutto perche’ una bellezza che ha resistito a tanti corsetti fisici e mentali, a tante costrizioni, soprusi, divieti assurdi, dogmi, asfissia, desolazione, sadismo, cospirazioni del silenzio e umiliazioni – una bellezza del genere e’ un miracolo di eroismo.
Non che la Giapponese sia una vittima, tutt’altro. Tra le donne del pianeta non e’ certo la piu’ sfavorita dalla sorte. Il suo potere e’ notevole: so quel che dico.
No, se bisogna ammirare la Giapponese (e bisogna farlo) e’ perche’ non si suicida.
……”
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Pubblicato da vlod
11 Dicembre 2007

Dentro la Memoria di Mario Rigoni Stern
In allegato con Meridiana Montagne (2007)
Si tratta di una bella raccolta di articoli e pubblicazioni di Mario Rigoni Stern. I temi trattati sono quelli a lui cari: le amate montagne e le memorie di guerra.
Non ci si puo’ certo aspettare la profondita’ e il coinvolgimento che suscitano i suoi romanzi, ma si tratta di frammenti e riflessioni che aiutano a dare un’immagine piu’ completa di questo incredibile personaggio.
Ho amato molto gli scritti sulle montagne dai quali traspare tutto il suo amore e rispetto per una natura sempre piu’ spesso violentata da orde di turisti che definisce bonariamente colorati e chiassosi. Mi sento un pochino montagnina anche io; mi ricordo gli anni vissuti a L’Aquila, il lungo balcone di Via D’Annunzio con vista sulla collina di Roio e sul Gran Sasso, i pomeriggi trascorsi a giocare nei giardinetti della villa o nel parco di Collemaggio, la salita per arrivare a scuola e la neve. Bianca, silenziosa, tanta, tantissima…..mi piacerebbe tornare alla montagna.
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Pubblicato da vlod
6 Dicembre 2007

1408 di Michael Hafstrom (2007)
Pigrizia e lavoro non mi consentono di aggiornare il blog tanto spesso quanto vorrei, ma il commento su questo film sara’ davvero veloce perche’ c’e’ molto poco da dire a riguardo.
1408 e’ tratto da un racconto di King: uno scrittore di romanzi ‘dde paura (John Cusack), cinico e sbevazzone, arriva all’hotel Dolphin per trascorrere la notte in una stanza maledetta e scriverne l’esperienza nel suo prossimo racconto. Il direttore dell’hotel, un mefistotelico Samuel Jackson, cerca di dissuaderlo consegnandoli un volume che narra la tragica fine dei 56 sfigati che hanno passato la notte nella 1408 prima di lui, ma che non hanno visto il sorgere del sole.
Niente.
Cusack stoicamente si fa consegnare le chiavi. Beh….se l’e’ cercata! Durante l’interminabile notte gliene capitano d’ogni: fuoco, gelo, fantasmi, inondazioni, tempeste, sogni, incubi, morti che parlano e pazzi assassini.
Insomma, possiamo dire che Cusack certo non si e’ annoiato come quelli che erano seduti al cinema a sorbirsi ’sto soporifero 1408.
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Pubblicato da vlod
3 Dicembre 2007

Smokin’ Aces di Joe Carnahan (2006)
Cast importante, azione adrenalinica, mafia, sparatorie, ironia, una taglia da riscuotere e tanti sicari assetati: tutti ingredienti giusti per un film che tanto giusto non e’.
Smokin’ Aces prometteva grande intrattenimento e invece mi ha fatto abbioccare dopo poco piu’ di venti minuti. Poi mi sono ripresa e ho seguito il film fino alla fine, ma che fatica!
La storia si racconta in un amen: Buddy Israel e’ un mago mafioso che ha deciso di fare una soffiata alla polizia. Il boss Primo Sparazza (ma chi ha scelto il nome?) decide allora di mettere una taglia di 1 milione di dollari sulla sua testa. Naturalmente la cifra fa gola a molti e una serie di improbabili sicari si dirige al Lago Tahoe per fare fuori Buddy. Tra i killer un’ampia gamma di pazzoidi sconvolti: c’e’ il trittico dei fratelli nazisti fuori di testa, il duo lesbo di cui fa parte Alicia Keys, un pazzo sadico torturatore, e cosi’ via…
Mini colpo di scena nel finale che pero’ non risolleva le sorti del film.
La sensazione che ho avuto e’ che si tratta di un film che voleva essere un po’ tarantiniano, violento, scorretto, tagliente, ma che poi scade nel sentimentale (il caso del poliziotto che perde il collega veterano) e perde di vista le intenzioni iniziali.
Di solito guardo tutti i film in lingua originale, ma questo e’ davvero difficile da seguire per chi non padroneggia perfettamente la lingua. Dieci minuti e ho suicciato sull’italiano.
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Pubblicato da vlod