CANTICCHIANDO

30 Novembre 2006

Ci sono alcune canzoncine che ti entrano in testa senza che te ne accorga. Ti ritrovi a fischiettarle in bagno, al volante mentre vai in ufficio, davanti al monitor del pc alle prese con una presentazione ppt. E’ il caso di Fildelity di Regina Spector.

Carrrrina da matti.

Questo brano mi ricorda moltissimo un altro pezzo sfizioso, colonna sonora di uno spot della Lacose. Per qualche giorno ho pensato che fossero della stessa cantante, ma dopo una breve ricerca ho saputo che si tratta di Mushaboom di Feist. Anche questa carrinissima.


IO SONO UN GATTO

30 Novembre 2006

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IO SONO UN GATTO di Natsume Soseki

Neri Pozza Editore, 18€

Diversamente da quello che si puo’ pensare NON e’ un libro che parla di gatti e NON e’ la storia di un gatto.

Il gatto e’ il soggetto narrante, silenzioso compagno di vita di un estroso professore giapponese. Siamo ai primi del Novecento e il libro parla dell’avvicinamento del Giappone tradizionale all’Occidente attraverso i divertenti e a volte surreali dialoghi dei protagonisti. Il professor Kushami, la sua paziente moglie, l’amico Meitei, e alcuni bizzarri studenti.

“..fin dove l’essere umano puo’ appagare la propria volonta’ in maniera positiva? La civilta’ occidentale e’ forse positivista e progressista, ma tutto sommato e’ stata creata da uomini che hanno vissuto tutta la vita scontenti. La civilta’ orientale non cerca la propria soddisfazione attraverso il cambiamento di fattori esterni a se’. Si e’ sviluppata secondo il principio fondamentale che non bisogna spostare i confini del proprio territorio, in questo e’ agli antipodi di quella occidentale. Se la relazione tra genitori e figli non e’ buona, non cerchiamo di migliorarla per sentirci tranquilli, come farebbero gli occidentali. L’accettiamo com’e’ e proviamo a trovare un modo per convivere ugualmente in pace. La stessa cose vale per la relazione tra marito e moglie, tra persone di classi sociali diverse, e per il nostro modo di considerare la natura stessa. Se una montagna ci impedisce di andare nella regione vicina, non ci viene l’idea di spianarla, ma ci inventiamo una scusa che non renda piu’ necessario recarci in quella regione. Ci alleniamo ad essere soddisfatti anche senza spianare la montagna. Guarda i seguaci dello zen e i confuciani, loro si’ che hanno una comprensione profonda di questo problema. Nessuno a questo mondo, per quanto in alto salga, puo’ fare tutto quello che vuole. Nessuno potra’ impedire che il sole tramonti a ovest, o invertire il corso del fiume Kamo. L’unica cosa su cui possiamo agire e’ il nostro spirito”


ZELDA: THE MOVIE

27 Novembre 2006

http://movies.ign.com/articles/746/746927p2.html
Questo articolo di IGN segnalatomi da Davidei mi ha fatto decisamente ridere. Il simpatico redattore fa una riflessione: visto che il mondo della cinematografia attinge sempre piu’ spesso a piene mani dall’universo videogame per produrre pellicole dalle alterne fortune, e’ ora che qualcuno si prenda a cuore l’impresa di realizzare un film su IL videogioco per antonomasia (Zelda, per chi non fosse proprio acutissimo…).
Nell’articolo ci si lancia in simpatiche ipotesi: chi mai vestira’ i panni dell’eroe Link? E chi entrera’ nel vestito della principessa Zelda? Il ghigno di Ganondorf, quale volto noto celera’?Alle proposte di IGN, affianco le mie. Vedete un po’ voi se prenderle seriamente o se riderci sopra immaginando chi, nella lontana ipotesi che il film vega realizzato, sara’ davvero protagonista di questo blockbuster garantito.

LINK
Tsk, tsk….caro IGN, troppo facile vedere Orlando Bloom nei panni di Link. Praticamente deve solo ripescare dalla naftalina l’abito di Legolas indossato nel Signore degli Anelli e dare una spolveratina alle orecchie a punta di plastica. Vabbe’ non ci siamo impegnati un granche’.Ecco allora che rilancio proponendo un biondissimo eroe dei nostri tempi: Valentino Rossi. I ricci si possono stirare con una qualunque piastra semi-professionale. Il fisico c’e’, la grinta e la sbruffonaggine pure. Gia’ me lo vedo a cavallo con la spada protesa in avanti a lottare e sgomitare per essere sempre in prima fila.
I produttori possono stare tranquilli, visto che il buon Vale puo’ godere del supporto incondizionato del pubblico femminile almeno tanto quanto Bloom.

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LA PRINCIPESSA ZELDA
IGN ci propone un’emerita sconosciuta: Alison Lohman. Attrice emergente, forse piu’ famosa in Usa che da noi. Non va bene. Per un film di questa portata ci vuole un nome importante, noto a tutti e che attiri l’attenzione delle masse. Mmmhhh dunque…bionda, zuccherosa, principessa, si lascia sempre beccare in flagrante…vabbe’ facile: Paris Hilton. E qui ci portiamo in sala nell’ordine:
-tutti i fan dell’ereditiera prezzemolina,
-i patiti di gossip
-gli spettatori di Buona Domanica, Domenica In, Lucignolo, Sipario, La vita in Diretta, Verissimo e anche di Studio Aperto (fate un po’ i conti…)
-i guardoni che sperano in una sua performance in stile One Night in Paris
-nonche’ tutti i suoi amici, ex-fidanzati, parucchieri, visagisti che ci possono far sbancare il box-office almeno nel primo weekend.

Naturalmente a Paris anche il compito di incidere la colonna sonora.

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GANONDORF
E qui IGN mi toppa alla grandissima: nei panni del cattivo troviamo il wrestler hawaiano The Rock, che di cattivo forse avra’ l’alito, ma non certo l’aspetto. Quel faccione abbronzato e sornione non puo’ diventare il piu’ temibile degli avversari di Link. Ma dove trovare una simile essenza malvagia e diabolica? Chi puo’ vestire i panni di un personaggio cosi’ efferato da strappare a morsi la carne dal corpo della propria vittimaTie’: Iron Mike. Eccolo li’: cattivo, incazzato sempre e con chiunque. Non lo dobbiamo truccare neanche piu’ di tanto, e’ gia’ spaventoso cosi’ come si presenta in pubblico normalmente. Semplicemente perfetto.

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MIO CUGGINO OWEN WILSON

22 Novembre 2006

Oggi ho cazzeggiato un pochino. Lo so, non si deve fare, ma e’ piu’ forte di me: quando mi imbatto in questi siti stupidi non riesco a resistere. DEVO provare!

Quando ieri in macchina ho appreso dell’esistenza del sito www.myheritage.com , una scimmia pelosa mi e’ calata sulla spalla e non mi ha abbandonato fino a questa mattina, quando mi sono iscritta al sito per conoscere quali scintillanti divinita’ hollywoodiane piu’ mi somigliano.
Mentre caricavo la mi foto, gia’ mi immaginavo i miei lineamenti paragonati a quelli delle dive piu’ glamourous: il naso importante di Uma, le labbra sottili e aristocratiche di Gwinet, i penetranti occhi scuri di Salma (non di una salma…).

Ma la realta’ e’ sempre piu’ cruda e spietata di quello che ci aspettiamo, e in questo caso pure un po’ stronza. Primo risultato: somiglianza all’80% con Owen Wilson, che, per carita’, e’ un attore simpatico e caruccio, ma non si puo’ certo definire un sex symbol! Eppoi ’sta somiglianza io proprio non ce la vedo…
Tra gli altri risultati, nessuno degno di nota (se non Rod Steward, ma preferirei sorvolare…).
Incaponita, ci riprovo con altre foto.
Niente. Di Uma, Gwinet e Salma non vi sono tracce. In compenso risultati che sorprendono: da Bruce Lee ad Anna Frank, passando per Elton John (saranno gli occhiali, mi sono detta), Samuel Jackson e Desmond Tutu.
Quelle che salvo: Isabella Rossellini (grande classe!) e Lucille Ball, donna eccezionale e di spirito ineguagliabile (un po’ come me del resto).

Mi consolo pensando che forse mi puo’ tornare utile la somiglianza con Justin Timberlake: chissa’ se vantare una lontana parentela potra’ farmi risparmiare le 57 banane per il concerto del primo Giugno?!

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SCENDE LA PIOGGIA (DORATA ), MA CHE FA….

21 Novembre 2006

Un arcano mai svelato e che ogni anno mi tormenta causando simpatici inconvenienti: ma perche’ le societa’ che producono i barattolini per le analisi dell’urina si divertono (perche’ c’e’ sicuramente una volonta’…) a produrre tappi difettosi?

E’ un cartello. Sono tutte d’accordo, sia che tu compri il barattolino da 0,90cent all’Esselunga, sia che investa ben 2,50€ in Farmacia. Il risultato e’ sempre quello di uno spargimento di liquidi mattutini nella borsa, o nello zainetto, o in una busta. Ma ci vuole tanto a produrre un tappo che si chiuda ermeticamente? Non mi pare…

C’e’ un inspiegabile gusto sadico; l’immagine della faccia imbarazzata dell’analizzato che estrae dalla borsa ormai intrisa di pipi’ santa il barattolino sgocciolante. E non c’e’ scatolina o bustina che tenga: il danno e’ inevitabile con buonapace del malcapitato e del rassegnato addetto dell’ambulatorio analisi.

Tra l’altro, ironia della sorte, tra le analisi che dovevo fare oggi non era neanche prevista la consegna del campione di pipi’!!! 

Cornuta e pisciata.
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DA OGGI TUTTO E’ CAMBIATO

19 Novembre 2006

La rivoluzione è sempre per tre quarti fantasia e per un quarto realtà.

(Michail Bakunin)

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STREGATTA DALLA LUNA

15 Novembre 2006

Uno dei miei personaggi cartoon preferiti di sempre: lo Stregatto (o gatto del Cheshire); in realta’ mi piacciono tutti i character che ricordano anche solo vagamente dei gatti.

Stregatto e’ buffo, e’ naughty, completamente privo di senso e logica e mi fa ridere un sacco.

Da oggi anche io saro’ un po’ Stregatta visto il mio nuovo, incredibile, acquisto H&M: un dolcevita a righe rosa e viola, proprio come il mantello del gattone del Chelshire.

MMMAAAOOOOO!

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Dal libro Alice nel Paese delle Meraviglie di Lewis Carroll:

“But I don’t want to go among mad people,” Alice remarked.
“Oh, you can’t help that,” said the Cat: “We’re all mad here. I’m mad. You’re mad.”
“How do you know I’m mad?” said Alice.
“You must be,” said the Cat, “or you wouldn’t have come here.”
Alice didn’t think that proved it at all: however she went on. “And how do you know that you’re mad?”
“To begin with,” said the Cat, “a dog’s not mad. You grant that?”
“I suppose so,” said Alice
“Well, then, ” the Cat went on, “you see a dog growls when it’s angry, and wags its tail when it’s pleased. Now I growl when I’m pleased, and wag my tail when I’m angry. Therefore I’m mad.”


TOKYO GODFATHERS

11 Novembre 2006

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TOKYO GODFATHERS di Satoshi Kon (2003)

Una bellissima favola di Natale, un film d’animazione per ridere, commuoversi e riflettere.

Nel silenzioso scenario di una Tokyo imbiancata dalla neve, tre senzatetto trovano una neonata abbandonata tra i rifiuti. I tre reagiscono in maniera differente al fantastico ritrovamento. Gin, un ubriacone che si dichiara ex-campione di ciclismo caduto in disgrazia, ha un approccio pragmatico e suggerisce di portare subito la bimba alla polizia.  Anche Miyuki, una pestifera ragazzina scappata di casa, e’ della stessa opinione. Ma entrambi trovano resistenza da parte di Hana, un barbone omosessuale che vede nella piccolina il suo regalo di Natale da parte di Dio.

Dopo molte discussioni, alla fine i tre decidono di imbarcarsi in un’avventurosa ricerca della vera mamma della piccola, alla quale e’ stato dato il nome di Kiyoko. E mentre Gin, Miyuki e Hana aiuteranno la bimba a riabbracciare la sua mamma, sara’ proprio la piccola Kiyoko la chiave che consentira’ ai tre protagonisti di rivelarsi per quello che sono, scavando nel proprio passato per ritrovare se stessi e i rapporti con i propri cari.

Se Kiyoko e’ il deus ex machina della favola, il vero protagonista della scena e’ Hana, l’omosessuale che si definisce un errore di Dio e che sente di avere l’animo di una donna. Un personaggio dalle mille sfaccettature: tenero e sensibile, ma anche forte e decisamente cocciuto e con una vena ironica assolutamente irresistibile.

Da vedere anche non a Natale. Senza discussioni.


VISTO AL CINEMA…

10 Novembre 2006

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FLAGS OF OUR FATHERS di Clint Eastwood (2006)

Dopo la storia strappalacrime dell’aspirante pugile Maggie, Clint Eastwood si cimenta in un genere che si potrebbe pensare a lui piu’ congeniale: il film di guerra. Mai supposizione fu piu’ lontana dalla realta’, visto che Flags of our fathers non presenta neanche lontanamente la stessa intensita’ drammatica e la capacita’ di coinvolgimento dell’opera precedente.

Il film e’ la storia della battaglia di Iwo Jima, un’isoletta poco piu’ che uno scoglio nel bel mezzo del pacifico. Su quest’isola si consumo’ (nel vero senso della parola) una cruentissima battaglia durante la seconda guerra mondiale. Migliaia furono le perdite da parte dei marines e, soprattutto, dei giapponesi.

Ma il film narra anche la vera storia di una foto storica che ritrae sei marines nell’atto di innalzare la bandiera a stelle e strisce proprio sull’isola di Iwo Jima. L’immagine con i suoi protagonisti fu utilizzata da governo e media per promuovere la vendita dei bond di guerra e incentivare il popolo americano a finanziare la guerra in un momento in cui gli americani non se la passavano proprio benissimo laggiu’ nel pacifico.

Questa doppia narrazione e’ la chiave di tutto il film e, se vogliamo, ne rappresenta anche il suo fallimento. Il tour promozionale dei tre marines sopravvissuti presenti nella foto e’ interrotto da flashbacks con crude scene che raccontano la battaglia. Immagini di festa e celebrazione si alternano alla paura, al dolore e alla morte della guerra. Purtroppo alla fine lo spettatore si trova a dover ricomporre il puzzle temporale degli avvenimenti senza peraltro venire a capo di alcuni misteri (il doc viene rispedito in patria ferito ad una gamba, ma non lo si vede mai infortunato o con le stampelle durante il tour – il soldato Iggy…che fine ha fatto? – il pellerossa Ira non voleva lasciare l’isola, poi non ci vuole tornare, ma ce lo rispediscono, poi torna, ma fa la fame… – il figlio del doc gira, intervista i reduci, scrive, fa cose e vede gente).

Un film che vuole denunciare troppe cose (l’orrore della guerra, il cinismo dei media, l’utilizzo strumentale degli eroi, la condizione delle minoranze), ma finisce con lo sprofondare nella retorica piu’ becera che emerge fin dal sottotitolo scelto per l’Italia (ogni eroe ha un soldato al suo fianco). Alla fine lo spettatore resta un po’ indifferente a tutte queste tematiche e viene poco coinvolto emotivamente dalla storia e dai protagonisti.

Curiosita’: ci sono alcuni attori che ormai si sono specializzati nel ruolo di militare; qui ne abbiamo due: Barry Pepper (quello che ha il ciglio un po’ spiritato del Christofer Walken da giovane) che aveva gia’ fatto Salvate il soldato Ryan, e Neal McDonough il biondissimo protagonista di uno degli episodi piu’ belli di Band of Brothers.

Consigliato solo agli amanti del genere WWII e alle relative, pazientissime, fidanzate.


VISTO A TEATRO…

4 Novembre 2006

SI VIVE UNA VOLTA. SOLA.

di e con Geppi Cucciari

Teatro delle Celebrazioni, BolognaPlatea 25.00€focus_geppi.jpg

Temo che la categoria “Teatro” non vantera’ molti articoli considerato che non sono un’assidua frequentatrice delle sale di Milano o di altre citta’. Tuttavia sabato si e’ presentata questa occasione e ho accettato volentieri, visto che uno spettacolo di cabaret e’ sempre godibile (se il comico e’ all’altezza, naturalmente).

La Geppi, e’ goffa, simpatica e dotata di grande autoironia. Riesce a coinvolgere la platea raccontando una serie di sfighe personali con verve e ritmo. L’incipit dello spettacolo e’ studiato per entrare subito in sintonia con il pubblico femminile. L’argomento trattato infatti e’ il rapporto di odio-e-amore tra le donne e la bilancia. Una volta portato dalla sua parte il pubblico femminile, la brava Geppi ha iniziato ad infierire senza esclusione di colpi bassi, sulla categoria fidanzati, mariti e compagni.

Alcune battute sono state particolarmente divertenti e riuscite. Il pubblico e’ uscito dalla sala visibilmente soddisfatto. La serata e’ stata chiusa da un ottimo gelatino crema e cioccolato alla faccia dell’amica bilancia.