E VENNE IL GIORNO

28 Giugno 2009

e venne il giorno

E  venne il giorno di M. Night Shyamalan (2008)

Il regista solòne Shyamalan ha sfornato un altro dei suoi visionari film e continua a lasciarmi senza un’opinione ben definita delle sue opere.

Nel tempo si sono alternati film decisamente  interessanti (The Sixth sense), ciofeche clamorose (Signs) e cose strane un po’ a metà tra il curioso e il soporifero (The Village, Lady in the water).

E venne il giorno è in parte uguale, in parte completamente diverso da tutti i precedenti. Intanto il regista ha deciso di non autocelebrarsi e non comparire nel cast (se non nei panni del fantomatico Joey che appare solo come nome sul display del cellulare della protagonista). Mi sembra già un buon inizio…
In secondo luogo il film presenta scene e situazioni decisamente crude, nuove per i film di questo regista. Infine le tecniche di ripresa danno l’impressione a volte di trovarsi più davanti a un documentario o a una pellicola amatoriale, che a un film ollivudiano.

La trama del film invece ripropone un clichè classico di Shyamalan: l’uomo a confronto con una forza soprannaturale ignota e a lui non comprensibile.
Un virus misterioso colpisce la città di New York costringendo la popolazione ad un esodo di massa. Le persone colpite dal virus, dopo un primo momento di smarrimento, si tolgono la vita con i metodi più incredibili e atroci.
Il professore di scienza Moore (Mark Wahlberg, convincente) e la moglie (Zooey Deschanel, deliziosa) scappano dalla città in cerca di salvezza, ma si accorgeranno ben presto che la zona colpita dall’evento non si limita alla sola New York, bensì colpisce gran parte della East Coast.

Ma quali sono le origini del virus?
Attacco terroristico, scorie nucleari, tossine disperse nell’aria…o forse c’è qualcos’altro?
Gli attacchi hanno avuto origine nei parchi e si sono propagati attraverso le aree verdi. La Natura si sente minacciata dalla specie umana e sta forse cercando di inviarci un messaggio?
Come al solito Shyamalan non ci fornisce una risposta chiara ed esaustiva, ma ci lascia con un finale che siamo noi a dover interpretare.


TERMINATOR SALVATION

27 Giugno 2009

Terminator salvation

Terminator Salvation di McG (2009)

Assunto: la presenza di Christian Bale in un film qualsiasi basta da sola a giustificarne la visione.

Detto questo, Terminator Salvation non passerà certo alla storia come sequel particolarmente riuscito.

Corre l’anno 2018 e Skynet ha preso il controllo della Terra. L’obiettivo delle macchine è la distruzione della specie umana, ma la resistenza capeggiata da John Connor, non demorde e ha un piano per attaccare il quartier generale di Skynet.

Battaglie spettacolari, effetti speciali a go-go e un po’ di sentimentalismo (Marcus ci dimostra che il cuore umano vince sempre sulla macchina) non bastano a fare di Terminator Salvation un buon film.

Trattandosi di una nuova trilogia abbiamo ancora due episodi per cui sperare.


WRONG – DEPECHE MODE

26 Aprile 2009

Il nuovo singolo dei Depeche Mode mi piace molto. Il video di piu’.
Cattivo, angosciante.
Regia di Patrick Daughters.


LA BUFALA DEL DESIGN

26 Aprile 2009

Cowparade a Milano

Non sei mai stata al Fuorisalone?!?!”

Una domanda che mi sono sentita rivolgere spessissimo nelle ultime due settimane con la stessa enfasi meravigliata di “Non sai chi e’ Tatiana?”.

Eh, no. Non ci sono mai stata. Pigrizia, poco interesse e meglio da fare probabilmente.
Ma quest’anno e’ stato impossibile fare finta di non  accorgersi della settimana del design a Milano.
Il centro strapieno di gente sempre, a qualunque ora. Vetrinisti indaffarati a rendere uniche anche le vetrine del tabaccaio. Venti minuti di attesa per un taxi. Improvvisati fotografi dietro ogni angolo. Installazioni ovunque.

Visto  che il mio weekend si preannunciava fiacco ed ero a casa da sola (improponibile pensare di condividere il giro con Ninno), ho deciso di dedicare il sabato mattina alla Zona Tortona.

Prevedendo il delirio, opto per i mezzi (brava!). Esco di casa con calma alle undici passate e arrivo in Porta Genova per ora di pranzo.

Le installazioni sono contrassegnate da locandine apposte all’esterno della location. Dove vedi il segnale rosso, sai che dentro quel cortile troverai (oltre a un mare di gente) design vario.

Sono bastati qualche centinaio di metri in via Savona e un paio di cortiletti allestiti, per rendermi conto della bufala ed essere gia’ pentitissima di aver deciso di dedicare il mio sabato di svacco al Fuorisalone.
Divani di carta, librerie di materiale reciclato, mobili vari fatti di rusco, oggetti dei quali e’ impossibile capire forma e funzione.
La parola d’ordine sembra essere “eco”. Eco-compatibile, eco-design, eco-logico.
…ma va’, va’.

Ma il pezzo di design non e’ un qualcosa di, se non unico, almeno limitato, esclusivo, originale? Che senso ha questa abbuffata? Non ho visto nulla che abbia suscitato la mia curiosita’.
Anzi no. Rettifico.
La gente che frequenta il fuorisalone e’ meravigliosa, di super-tendenza. Occhiali stranissimi, accento straniero, gonne asimmetriche e scarpe dalle forme imprevedibili.
Non saltano un’installazione. Si fermano ad osservare interessati. Fanno pazientemente la coda per arrivare a vedere da vicino un vaso di gomma. Chiedono, commentano. Raccologno informazioni, ma soprattutto fotografano TUTTO.
Tra di loro si conoscono. Si salutano dandosi appuntamenti in posti incomprensibili. Naturalmente hanno open-pass che consentono loro l’accesso anche ai cortili piu’ nascosti ed esclusivi.

Ma la cosa che mi ha piu’ divertito e’ la trasformazione della zona Tortona in una sagra paesana di provincia. Decine di baracchini che vendono panini alla porchetta, salsiccie e birra tiepida. Negozietti e salumerie asserragliate da giapponesi affamati, espongono cartelli con invitanti scritte a pennarello “TUTTI I PANINI A 4.50 EURI“.
L’installazione viene cosi’ impregnata dagli afrori della carne alla griglia e il rumore assordante dei generatori disturba la meditazione dei designer.

Grazie no.
L’anno prossimo avro’ sicuramente di meglio da fare.


NON POSSIAMO NON DIRCI AQUILANI

9 Aprile 2009

Sono passati quasi cinque giorni dalla notte del terremoto e sono stati cinque giorni di dolore e devastazione.

Ho vissuto a L’Aquila tempo fa, a cavallo tra gli anni 70 e 80, e, nonostante siano ormai passati 25 anni, non ho mai smesso di amare la citta’ testimone del periodo piu’ dolce e spensierato della mia vita.
L’infanzia, l’eta’ dove tutto e’ gioco e poesia, quando non si ha ancora l’ansia di crescere e “i grandi” sono un mondo a parte fatto di genitori, di maestre, di amici di famiglia e vicini di casa. E ci sono le amichette, quelle del cuore, protagoniste di diari, di pomeriggi trascorsi a correre, a parlare e a sognare.

A L’Aquila sono legati una serie di ricordi lontanissimi nel tempo, ma troppo dolorosamente vicini: la mia casa di via D’Annunzio, bella, grande, un ultimo piano. Dal balcone la collina di Roio riempiva lo sguardo. Con la memoria ripercorro il corridoio, la camera di mio fratello rigorosamente off-limits per noi sorelle scassa-maroni, il doppio salone, la cucina e il tavolo dei nostri pranzi di tutti i giorni. La cameretta condivisa con Paola, regno dei giochi. Il nostro vicino e amico ingegnere  ci ha sempre rassicurato: “questa casa e’ sicura. Potete stare tranquilli” diceva mentre ci indicava i muri portanti. Ma quando le scosse arrivavano anche allora, si andava in macchina verso lo spiazzo di Collemaggio.

Immagini e sensazioni si affollano, spingono per essere riportati alla luce, gridano attenzione.

I pomeriggi di gioco alla villa, gli scoiattoli, il chiosco dei gelati e il tabellone ElDorado con il deck (che lasciava la lingua viola), il piedone e il fiordifragola.

Il parco di Collemaggio, il matto  che diceva sempre “oh yes che mondo” e il timore suscitato dalla salma di Celestino V.

La strada per arrivare alla scuola elementare in Via dei Giardini, mano a mano con la mia sorellina, incredibilmente sole e ancora piu’ incredibilmente sicure. La focaccia di Sabatino, 200lire e ti portavi a scuola una trapunta di pizza.

Piazza Duomo: la banca di papa’ (era bello quando andavamo a fargli una sorpresa in ufficio), il mercato dove il contadino ti lanciava il sacchetto di carta e lo riempivi tu con la merce che sceglievi, le mozzarelle, i burattini che non mi piacevano, la scuola media li’ dietro, la pasticceria Tironi. Papa’ comprava sempre il vassoio di paste da mettere in tavola la domenica a pranzo. Gli spumini con la panna erano i pezzi piu’ ambiti: si leccava via tutta la panna freschissima e le due ali di spuma restavano in frigo ad ammolarsi.

E ancora un fiume di memorie…il corso, i negozi di giocattoli, San Bernardino, le scuole chiuse per neve, il castello e il mammuth Pippo, le gite domenicali al Gran Sasso, la sagra della lenticchia di Santo Stefano di Sessanio, la festa dei narcisi…

E’ stato bello aver vissuto L’Aquila e l’Abruzzo.
Abbiamo girato tanto prima e dopo: Puglia, Padova, Milano… ma oggi piu’ che mai mi sento abruzzese. A chi mi chiede “ma tu di dove sei?”, non ho mai saputo dare una risposta precisa. Oggi so che gran parte del mio apparato radicale e’ li’. E’ a L’Aquila, sotto le macerie di case storiche e no. Sotto la volta crollata di Santa Maria di Collemaggio, di fianco alla disperazione di chi ha perso tutto, ma non la dignita’. Negli occhi smarriti delle persone piu’ anziane. Tra gli studenti venuti a cercare la speranza di un futuro decoroso. La mia anima e’ li’ con tutte le persone colpite dall’evento imprevedibile e distruttivo, colpite, ma non abbattute, pronte a rialzare la testa anche dopo un dolore che sembra insuperabile.
L’Aquila ha bisogno dei suoi aquilani. Loro non l’hanno mai abbandonata e non lo faranno neanche oggi. L’Aquila tornera’ a splendere e quel giorno io saro’ aquilana in mezzo agli aquilani.

Ringrazio per la foto: The Wolf Album

Ringrazio per la foto: Motene

PONYO ON THE CLIFF BY THE SEA

31 Marzo 2009

Ponyo sulla scogliera

Ponyo sulla scogliera (Gake no ue no Ponyo)
Lucky Red Marzo 2009

Incredibile la magia e la tenerezza trasmesse da questo film d’animazione. Presentato a Venezia l’anno scorso, è uscito nelle sale italiane solo lo scorso Venerdì e non ho potuto fare a meno di precipitarmi al cinema trascinandomi dietro inconsapevoli e accondiscendenti accompagnatori.

Cosa c’e’ in Ponyo?
Mare, meraviglia e amore.
Meno terrore, guerra e odio del Castello o di altri precedenti film.
Tanta tenerezza e sensibilità nel sentimento di pura amicizia e gratitudine reciproca che lega Ponyo a Sosuke (il bimbo salva la pesciolina, Ponyo aiuta Sosuke a ritrovare Lisa).
La forza della Natura, sempre e comunque. Segue le sue logiche che risultano incomprensibili per l’uomo (il mare in tempesta cerca di riappropriarsi della piccola fuggitiva)
Il rispetto per l’esperienza. I vecchi della Casa dell’Arcobaleno sono molesti e fanno domande strane, ma sono presenti. Dispensano consigli e antichi detti che ci prendono. Se solo i più giovani li ascoltassero…
Il mistero. Mica deve esserci per forza un perché in tutte le cose. E se i pesci davvero iniziassero a parlare e a comunicare con gli esseri umani? E se gli abissi marini fossero abitati realmente da strane creature primitive e vecchi gaga’ in giacca a righe?
Come vorrei essere Ponyo che corre all’impazzata sulle onde gridando a squarciagola il nome di Sosuke.
La scena più commovente del film.


WHERE THE WILD THINGS ARE

31 Marzo 2009

Ecco cosa succede quando si mettono insieme la fottuta genialita’ di Spike Jonze e un classico della letteratura per ragazzi.

Bellissimo, lo so gia’.

Il sito ufficiale del film.


L’ELEGANZA DEL RICCIO

30 Marzo 2009

L'eleganza del riccio

L’eleganza del riccio di Muriel Barbery
E/O 2007, 15.30€

Ci sono dei libri che ci si sente quasi costretti a leggere. Grande pubblicita’, tanto parlare in ufficio, li vedi in mano alla piu’ parte  dei passeggeri della metropolitana, leggi recensioni ovunque…insomma quel che si dice, con orrido inglesismo, un MUST!

In realta’ questi successoni di massa mi hanno sempre deluso, almeno in parte. Era accaduto con Il Cacciatore di Aquiloni e si ripete oggi con L’eleganza del riccio, successo bibliografico del passato anno.

La storia appare semplice: una portinaia di un palazzo signorile di Parigi, intelligente e colta malgrado le apparenze di donna semplice, cerca di tenere celato il segreto del proprio acume sforzandosi di apparire cosi’ come gli eleganti e raffinatissimi condomini si aspettano sia una portinaia.
Ma la corazza di Renée inizia a incrinarsi all’arrivo di Monsieur Ozu, nuovo inquilino del palazzo il quale, complice il classico Anna Karenina, intuisce di avere una portinaia decisamente fuori dal comune.
A questi due personaggi si aggiunge Paloma, dodicenne in crisi con la famiglia e incazzata con il mondo che sceglie di suicidarsi non prima di aver lasciato un prezioso memoriale che spiega i motivi dell’estrema decisione.

Il libro e’ piacevole, i personaggi simpatici e la storia ha un buon grado di coinvolgimento. Da qui a capolavoro ne passa…ma non resta comunque un ricordo negativo.
Ci sono citazioni, si parla di Giappone e tra i protagonisti c’e’ un gatto ciccione di nome Lev: tutti elementi che rendono un libro interessante alla mia lettura.

Ho trovato un po’ fini a se stesse alcune dissertazioni pseudo-filosofiche, anche se credo non abbiano la pretesa di “innalzare” il tono del libro, ma solo di dettagaliare il carattere e il pensiero della portinaia Renée.
Se fossi Muriel riscriverei l’ultimo capitolo. Non e’ sempre necessario aggiungere un dramma per rendere una storia commovente.


NE’ DI EVA NE’ DI ADAMO

17 Marzo 2009

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Ne’ di Eva, ne’ di Adamo di Amelie Nothomb
Voland 2008, 13€

Non mi stanchero’ mai di leggere Amelie Nothomb. Se sapessi scrivere vorrei farlo esattamente come lo fa lei. Scegliendo le stesse parole, usando le stesse metafore.
Questo e’ il quinto libro che divoro in pochi giorni e devo dire che con Stupore e Tremori e’, per il momento,  il mio preferito.

Amelie racconta del suo  ritorno nella terra che ama, il Giappone, e della relazione intensa e particolarissima con Rinri, un giovane di buona famiglia al quale impartisce lezioni di francese.

Leggere questo libro e’ stato come buttarsi in bocca uno di quei cioccolatini a palla della Lindt. L’involucro di cioccolato esterno e’ delizioso e non puoi fare a meno di goderlo con tutti i sensori di gusto presenti nella bocca. Sei gia’ appagata dal sapore incredibile, ma non sai che il meglio deve ancora arrivare. E’ solo quando arrivi alla fine che capisci il senso dell’involucro esterno di cioccolato. Quando il ripieno dolcissimo e fresco ti si scioglie in bocca e non puoi rassegnarti al fatto che e’ finito e ti consoli con gli ultimi atomi di cioccolato rimasti attaccati alle papille.

Il ritmo e’ serrato, il racconto leggero e alcune descrizioni del Giappone sono incredibilmente vicine a quello che il mio immaginario puo’ elaborare di questo incredibile paese. Amelie ha vissuto davvero queste incredibili esperienze (la scalata di corsa del Fuji, la notte all’addiaccio, la fuga dall’innamorato) o sono frutto di un’eccezionale immaginazione e talento narrativo? Propendo per la prima e per questo la amo incondizionatamente.


NELLE TERRE ESTREME

8 Marzo 2009

Nelle Terre Estreme
Nelle Terre Estreme di Jon Krakauer
Corbaccio Ed. 2008, 14.11€

Il libro di Krakauer ricostruisce la storia di Chris  McCandless, divenuta famosa grazie al film di Sean Penn, Into the wild, del 2007.

L’autore ricostruisce gli ultimi tre anni di vita di Chris, dopo la decisione di lasciare la propria famiglia e devolvere tutti i suoi averi alla Oxfam. Tre anni di cammino attraverso l’America, libero da convenzioni e legami, alla ricerca della natura piu’ incontaminata, fino all’Alaska, il luogo dove Chris trovera’ la morte per avvelenamento.
Krakauer si avvale delle  testimonianze di persone che Chris ha incontrato durante il suo lungo pellegrinaggio e le completa con il diario del ragazzo, ritrovato nel bus che ha offerto rifugio negli oltre 100 giorni trascorsi in Alaska prima della morte sopraggiunta nell’Agosto 1992.
Krakauer cerca l’oggettivita’ assoluta e lascia al lettore decidere se Chris fosse un Viaggiatore idealista alla ricerca della natura assoluta, della bellezza e liberta’, o se si trattasse di un povero pazzo e imprudente partito totalmente impreparato per un’avventura di cui ha sottovalutato scioccamente la pericolosita’.

In realta’ si capisce bene da che parte stia l’autore e alcune pagine dedicate a storie simili a quella di Chris, sottolineano di come il ragazzo sia stato in realta’ vittima piu’ della sfortuna che della sua stessa incoscenza.

Questa storia mi ha colpito molto. Non si tratta solo di una storia triste, ma c’e’ qualcosa di romanticamente affascinante nel desiderio di Chris di cercare qualcosa che va al di la’ della nostra comprensione. Un obiettivo che solo lui poteva conoscere e che non ci e’ dato di scoprire dalle pagine di Krakauer. Una meta che Chris sembra aver raggiunto dopo circa due mesi di permanenza in Alaska, quando alcune sue note sembrano manifestare il suo desiderio di tornare alla civilta’. E’ la sfortuna a impedire al giovane di tornare dalla sua solitudine e a condurlo alla morte.
Ho sottolineato molti passaggi lungo la lettura, sia frasi di Chris, sia sue citazioni di autori a lui cari; questa lettera inviata al vecchio amico Ron dice molto su cosa ha spinto Chris al suo viaggio:

…Vorrei ripeterti di nuovo il consiglio che gia’ ti diedi in passato, ovvero che secondo me dovresti apportare un radicale cambiamento al tuo stile di vita, cominciando con coraggio a fare cose che mai avresti pensato di fare o che mai hai osato. C’e’ tanta gente infelice che tuttavia non prende l’iniziativa di cambiare la propria situazione perche’ e’ condizionata dalla sicurezza, dal conformismo, dal tradizionalismo, tutte cose che sembrano assicurare la pace dello spirito, ma in realta’ per l’animo avventuroso di un uomo non esiste piu’ nulla di piu’ devastante di un futuro certo. Il vero nucleo dello spirito vitale di una persona e’ la passione per l’avventura. La gioia di vivere deriva dall’incontro con nuove esperienze, e quindi non esiste gioia piu’ grande dell’avere un orizzonte in continuo cambiamento, del trovarsi ogni giorno sotto un sole nuovo e diverso. Se vuoi avere doi piu’ dalla vita, Ron, devi liberarti della tua inclinazione alla sicurezza monotona e adottare uno stile piu’ movimentato che al principio ti sembrera’ folle, ma non appena ti ci sarai abituato , ne assaporerai il pieno significato e l’incredibile bellezza…
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