CONFESSIONI DI UN ARTISTA DI MERDA

20 Settembre 2009

confessioni di un artsta di merda

Confessioni di un artista di merda di Philip K.Dick
Fanucci, 2007 €11,90

Dick e’ sorprendente, non potrei definirlo altrimenti. Non ho mai avuto grande passione per i romanzi di fantascienza, ma da quando ho letto Ubik questo scrittore e’ entrato a far parte dei miei preferiti.

Confessioni di un artista di merda non e’ da elencarsi nella produzione fantascientifica di Dick. Un romanzo vero, con protagonisti reali e una verosimile ambientazione nella California degli anni 50.
Quattro sono i protagonisti principali: Fay, il marito Charley, l’amante Nat e il fratello Jack la cui professione da’ il titolo al libro.
Fay e’ la donna autoritaria e capricciosa attorno alla quale ruotano le tre figure maschili. Uomini fragili, sottomessi a Fay e ai suoi desideri di affermazione sociale. Uomini incapaci di esprimere i propri desideri e per questo destinati a perdere le proprie battaglie nei confronti della vita e dell’amore.

Fay aveva detto alle bambine “Vedete, lui ha parcheggiato dalla parte opposta rispetto all’ingresso, e noi dobbiamo farci tutta questa strada a piedi. Ora, se fossi stata io alla guida avrei parcheggiato, saremmo scesi e ci saremmo trovati al posto giusto. Proprio davanti all’ingresso. Ma uno sfigato ha sempre tanta iella. E’ un istinto vero e proprio”.
Si, aveva pensato lui. E’ vero. C’e’ tanta iella che mi trascina in cose nelle quali non vorrei essere, e che mi tiene li’. Mi incastra e non posso fare niente per uscirne.
“E per mia sfortuna” aveva proseguito Fay “sposero’ uno sfigato. Forse pero’ le nostre sfortune si equilibreranno”


IL DISERTORE di Ivano Fossati

18 Settembre 2009


‘e strunz ‘vann ‘annanz

4 Settembre 2009

Il mio pezzo del momento.

Gli altri brani dei Senzalegge sulla loro pagina MySpace.


E VENNE IL GIORNO

28 Giugno 2009

e venne il giorno

E  venne il giorno di M. Night Shyamalan (2008)

Il regista solòne Shyamalan ha sfornato un altro dei suoi visionari film e continua a lasciarmi senza un’opinione ben definita delle sue opere.

Nel tempo si sono alternati film decisamente  interessanti (The Sixth sense), ciofeche clamorose (Signs) e cose strane un po’ a metà tra il curioso e il soporifero (The Village, Lady in the water).

E venne il giorno è in parte uguale, in parte completamente diverso da tutti i precedenti. Intanto il regista ha deciso di non autocelebrarsi e non comparire nel cast (se non nei panni del fantomatico Joey che appare solo come nome sul display del cellulare della protagonista). Mi sembra già un buon inizio…
In secondo luogo il film presenta scene e situazioni decisamente crude, nuove per i film di questo regista. Infine le tecniche di ripresa danno l’impressione a volte di trovarsi più davanti a un documentario o a una pellicola amatoriale, che a un film ollivudiano.

La trama del film invece ripropone un clichè classico di Shyamalan: l’uomo a confronto con una forza soprannaturale ignota e a lui non comprensibile.
Un virus misterioso colpisce la città di New York costringendo la popolazione ad un esodo di massa. Le persone colpite dal virus, dopo un primo momento di smarrimento, si tolgono la vita con i metodi più incredibili e atroci.
Il professore di scienza Moore (Mark Wahlberg, convincente) e la moglie (Zooey Deschanel, deliziosa) scappano dalla città in cerca di salvezza, ma si accorgeranno ben presto che la zona colpita dall’evento non si limita alla sola New York, bensì colpisce gran parte della East Coast.

Ma quali sono le origini del virus?
Attacco terroristico, scorie nucleari, tossine disperse nell’aria…o forse c’è qualcos’altro?
Gli attacchi hanno avuto origine nei parchi e si sono propagati attraverso le aree verdi. La Natura si sente minacciata dalla specie umana e sta forse cercando di inviarci un messaggio?
Come al solito Shyamalan non ci fornisce una risposta chiara ed esaustiva, ma ci lascia con un finale che siamo noi a dover interpretare.


TERMINATOR SALVATION

27 Giugno 2009

Terminator salvation

Terminator Salvation di McG (2009)

Assunto: la presenza di Christian Bale in un film qualsiasi basta da sola a giustificarne la visione.

Detto questo, Terminator Salvation non passerà certo alla storia come sequel particolarmente riuscito.

Corre l’anno 2018 e Skynet ha preso il controllo della Terra. L’obiettivo delle macchine è la distruzione della specie umana, ma la resistenza capeggiata da John Connor, non demorde e ha un piano per attaccare il quartier generale di Skynet.

Battaglie spettacolari, effetti speciali a go-go e un po’ di sentimentalismo (Marcus ci dimostra che il cuore umano vince sempre sulla macchina) non bastano a fare di Terminator Salvation un buon film.

Trattandosi di una nuova trilogia abbiamo ancora due episodi per cui sperare.


WRONG – DEPECHE MODE

26 Aprile 2009

Il nuovo singolo dei Depeche Mode mi piace molto. Il video di piu’.
Cattivo, angosciante.
Regia di Patrick Daughters.


LA BUFALA DEL DESIGN

26 Aprile 2009

Cowparade a Milano

Non sei mai stata al Fuorisalone?!?!”

Una domanda che mi sono sentita rivolgere spessissimo nelle ultime due settimane con la stessa enfasi meravigliata di “Non sai chi e’ Tatiana?”.

Eh, no. Non ci sono mai stata. Pigrizia, poco interesse e meglio da fare probabilmente.
Ma quest’anno e’ stato impossibile fare finta di non  accorgersi della settimana del design a Milano.
Il centro strapieno di gente sempre, a qualunque ora. Vetrinisti indaffarati a rendere uniche anche le vetrine del tabaccaio. Venti minuti di attesa per un taxi. Improvvisati fotografi dietro ogni angolo. Installazioni ovunque.

Visto  che il mio weekend si preannunciava fiacco ed ero a casa da sola (improponibile pensare di condividere il giro con Ninno), ho deciso di dedicare il sabato mattina alla Zona Tortona.

Prevedendo il delirio, opto per i mezzi (brava!). Esco di casa con calma alle undici passate e arrivo in Porta Genova per ora di pranzo.

Le installazioni sono contrassegnate da locandine apposte all’esterno della location. Dove vedi il segnale rosso, sai che dentro quel cortile troverai (oltre a un mare di gente) design vario.

Sono bastati qualche centinaio di metri in via Savona e un paio di cortiletti allestiti, per rendermi conto della bufala ed essere gia’ pentitissima di aver deciso di dedicare il mio sabato di svacco al Fuorisalone.
Divani di carta, librerie di materiale reciclato, mobili vari fatti di rusco, oggetti dei quali e’ impossibile capire forma e funzione.
La parola d’ordine sembra essere “eco”. Eco-compatibile, eco-design, eco-logico.
…ma va’, va’.

Ma il pezzo di design non e’ un qualcosa di, se non unico, almeno limitato, esclusivo, originale? Che senso ha questa abbuffata? Non ho visto nulla che abbia suscitato la mia curiosita’.
Anzi no. Rettifico.
La gente che frequenta il fuorisalone e’ meravigliosa, di super-tendenza. Occhiali stranissimi, accento straniero, gonne asimmetriche e scarpe dalle forme imprevedibili.
Non saltano un’installazione. Si fermano ad osservare interessati. Fanno pazientemente la coda per arrivare a vedere da vicino un vaso di gomma. Chiedono, commentano. Raccologno informazioni, ma soprattutto fotografano TUTTO.
Tra di loro si conoscono. Si salutano dandosi appuntamenti in posti incomprensibili. Naturalmente hanno open-pass che consentono loro l’accesso anche ai cortili piu’ nascosti ed esclusivi.

Ma la cosa che mi ha piu’ divertito e’ la trasformazione della zona Tortona in una sagra paesana di provincia. Decine di baracchini che vendono panini alla porchetta, salsiccie e birra tiepida. Negozietti e salumerie asserragliate da giapponesi affamati, espongono cartelli con invitanti scritte a pennarello “TUTTI I PANINI A 4.50 EURI“.
L’installazione viene cosi’ impregnata dagli afrori della carne alla griglia e il rumore assordante dei generatori disturba la meditazione dei designer.

Grazie no.
L’anno prossimo avro’ sicuramente di meglio da fare.


NON POSSIAMO NON DIRCI AQUILANI

9 Aprile 2009

Sono passati quasi cinque giorni dalla notte del terremoto e sono stati cinque giorni di dolore e devastazione.

Ho vissuto a L’Aquila tempo fa, a cavallo tra gli anni 70 e 80, e, nonostante siano ormai passati 25 anni, non ho mai smesso di amare la citta’ testimone del periodo piu’ dolce e spensierato della mia vita.
L’infanzia, l’eta’ dove tutto e’ gioco e poesia, quando non si ha ancora l’ansia di crescere e “i grandi” sono un mondo a parte fatto di genitori, di maestre, di amici di famiglia e vicini di casa. E ci sono le amichette, quelle del cuore, protagoniste di diari, di pomeriggi trascorsi a correre, a parlare e a sognare.

A L’Aquila sono legati una serie di ricordi lontanissimi nel tempo, ma troppo dolorosamente vicini: la mia casa di via D’Annunzio, bella, grande, un ultimo piano. Dal balcone la collina di Roio riempiva lo sguardo. Con la memoria ripercorro il corridoio, la camera di mio fratello rigorosamente off-limits per noi sorelle scassa-maroni, il doppio salone, la cucina e il tavolo dei nostri pranzi di tutti i giorni. La cameretta condivisa con Paola, regno dei giochi. Il nostro vicino e amico ingegnere  ci ha sempre rassicurato: “questa casa e’ sicura. Potete stare tranquilli” diceva mentre ci indicava i muri portanti. Ma quando le scosse arrivavano anche allora, si andava in macchina verso lo spiazzo di Collemaggio.

Immagini e sensazioni si affollano, spingono per essere riportati alla luce, gridano attenzione.

I pomeriggi di gioco alla villa, gli scoiattoli, il chiosco dei gelati e il tabellone ElDorado con il deck (che lasciava la lingua viola), il piedone e il fiordifragola.

Il parco di Collemaggio, il matto  che diceva sempre “oh yes che mondo” e il timore suscitato dalla salma di Celestino V.

La strada per arrivare alla scuola elementare in Via dei Giardini, mano a mano con la mia sorellina, incredibilmente sole e ancora piu’ incredibilmente sicure. La focaccia di Sabatino, 200lire e ti portavi a scuola una trapunta di pizza.

Piazza Duomo: la banca di papa’ (era bello quando andavamo a fargli una sorpresa in ufficio), il mercato dove il contadino ti lanciava il sacchetto di carta e lo riempivi tu con la merce che sceglievi, le mozzarelle, i burattini che non mi piacevano, la scuola media li’ dietro, la pasticceria Tironi. Papa’ comprava sempre il vassoio di paste da mettere in tavola la domenica a pranzo. Gli spumini con la panna erano i pezzi piu’ ambiti: si leccava via tutta la panna freschissima e le due ali di spuma restavano in frigo ad ammolarsi.

E ancora un fiume di memorie…il corso, i negozi di giocattoli, San Bernardino, le scuole chiuse per neve, il castello e il mammuth Pippo, le gite domenicali al Gran Sasso, la sagra della lenticchia di Santo Stefano di Sessanio, la festa dei narcisi…

E’ stato bello aver vissuto L’Aquila e l’Abruzzo.
Abbiamo girato tanto prima e dopo: Puglia, Padova, Milano… ma oggi piu’ che mai mi sento abruzzese. A chi mi chiede “ma tu di dove sei?”, non ho mai saputo dare una risposta precisa. Oggi so che gran parte del mio apparato radicale e’ li’. E’ a L’Aquila, sotto le macerie di case storiche e no. Sotto la volta crollata di Santa Maria di Collemaggio, di fianco alla disperazione di chi ha perso tutto, ma non la dignita’. Negli occhi smarriti delle persone piu’ anziane. Tra gli studenti venuti a cercare la speranza di un futuro decoroso. La mia anima e’ li’ con tutte le persone colpite dall’evento imprevedibile e distruttivo, colpite, ma non abbattute, pronte a rialzare la testa anche dopo un dolore che sembra insuperabile.
L’Aquila ha bisogno dei suoi aquilani. Loro non l’hanno mai abbandonata e non lo faranno neanche oggi. L’Aquila tornera’ a splendere e quel giorno io saro’ aquilana in mezzo agli aquilani.

Ringrazio per la foto: The Wolf Album

Ringrazio per la foto: Motene

PONYO ON THE CLIFF BY THE SEA

31 Marzo 2009

Ponyo sulla scogliera

Ponyo sulla scogliera (Gake no ue no Ponyo)
Lucky Red Marzo 2009

Incredibile la magia e la tenerezza trasmesse da questo film d’animazione. Presentato a Venezia l’anno scorso, è uscito nelle sale italiane solo lo scorso Venerdì e non ho potuto fare a meno di precipitarmi al cinema trascinandomi dietro inconsapevoli e accondiscendenti accompagnatori.

Cosa c’e’ in Ponyo?
Mare, meraviglia e amore.
Meno terrore, guerra e odio del Castello o di altri precedenti film.
Tanta tenerezza e sensibilità nel sentimento di pura amicizia e gratitudine reciproca che lega Ponyo a Sosuke (il bimbo salva la pesciolina, Ponyo aiuta Sosuke a ritrovare Lisa).
La forza della Natura, sempre e comunque. Segue le sue logiche che risultano incomprensibili per l’uomo (il mare in tempesta cerca di riappropriarsi della piccola fuggitiva)
Il rispetto per l’esperienza. I vecchi della Casa dell’Arcobaleno sono molesti e fanno domande strane, ma sono presenti. Dispensano consigli e antichi detti che ci prendono. Se solo i più giovani li ascoltassero…
Il mistero. Mica deve esserci per forza un perché in tutte le cose. E se i pesci davvero iniziassero a parlare e a comunicare con gli esseri umani? E se gli abissi marini fossero abitati realmente da strane creature primitive e vecchi gaga’ in giacca a righe?
Come vorrei essere Ponyo che corre all’impazzata sulle onde gridando a squarciagola il nome di Sosuke.
La scena più commovente del film.


WHERE THE WILD THINGS ARE

31 Marzo 2009

Ecco cosa succede quando si mettono insieme la fottuta genialita’ di Spike Jonze e un classico della letteratura per ragazzi.

Bellissimo, lo so gia’.

Il sito ufficiale del film.